Amisnet : Informazione Sociale Quotidiana

Passpartu’ 38: I rifugiati e le trappole di Dublino II

A cura di Elise Melot • 18 giugno 2010

In occasione del 20 giugno, giornata mondiale per i rifugiati, dedichiamo questa puntata di Passpartu’ a coloro che fuggono dal loro paese alla ricerca di protezione in Europa.

Raul viene dall’Afghanistan e vive da 5 anni in Italia, a Roma, dove aspetta ancora di ricevere l’asilo politico. Come tanti profughi che arrivano nello stivale, ha vissuto in condizione estreme, per strada piuttosto che in centri di accoglienza allestiti di fretta all’arrivo dell’inverno. Non ha perso la speranza di ricevere i documenti. Per altri profughi, è una possibilità remota o che comporta nuovi sradicamenti. Da settembre 2003 infatti, è entrata in vigore la convenzione di Dublino II, firmata pochi mesi prima dai paesi membri dell’Unione Europea. Questa convenzione stabilisce che i migranti possano fare domanda di asilo soltanto nel primo paese europeo in cui siano entrati. Sempre agli inizi del 2003, i paesi europei hanno creato il primo schedario biometrico internazionale: Eurodac, dove sono archiviate le impronte digitali di tutti i richiedenti asilo che mettono un piede in Europa, e in cui è specificato le autorità di quale paese sono state rilevate. Cosi’, quando una persona fa una richiesta di asilo in un paese della zona Schengen, le autorità si riferiscono allo schedario Eurodac, e se le sue impronte digitali sono state prese altrove, li viene rinviata. Queste persone vengono quindi spostate da un posto all’altro, contro la loro volontà, è nato anche un aggettivo per definirli: i dublinati. Molti profughi entrano dalla frontiere sud dell’Europa: la destinazione è la Grecia per le persone provenienti dall’Iraq, dall’Iran, dall’Afghanistan o ancora dalla Palestina ; mentre fino a un anno fa, i profughi somali e eritrei arrivavano a Lampedusa, ora sono costretti ad elaborare rotte fantasiose, spesso per convergere anch’essi  in Grecia. Sono quindi tanti i profughi che devono richiedere asilo nei paesi del sud dell’Europa, cioè ad Italia, Malta, Spagna ed appunto Grecia. Peccato che Atene rilasci l’asilo soltanto allo 0.04 % dei richiedenti e che l’Italia, dopo aver rilasciato asilo o molto più spesso una protezione umanitaria valida un anno, lascia per strada queste persone sradicate, in fu ga da conflitti o guerre. Gianfranco Schiavone, dell’ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione – racconta come i dublinati vengono quindi “scaricati”, nella città dove si trova la prima questura con la quale sono stati in contatto. Spesso nel sud del paese, dove i dispositivi di accompagnamento sono pressoché inesistenti. Questa esperienza, Fkadu Antonio la vive sulla propria pelle, insieme al figlio Simon. Fuggiti dall’Eritrea nel 2007, sono arrivati in Italia, dove non era possibile sopravvivere. Da qui poi, hanno raggiunto la Norvegia. Nonostante la grande solidarietà mostrata dai norvegesi nei loro
confronti, per ben due volte sono stati riportati con la forza in Italia.

Ospiti della puntata, Raul, Gianfranco Schiavone, Fkadu Antonio e il suo figlio Simon (a chi Kurt-Arve Washburn ha dedicato una canzone).

One Response »

  1. amisnet is the great and voice of reality for voiceless refugees in italy