Turchia: ancora una condanna contro la libertà di informazione

Crescono le proteste internazionali per la condanna a un anno e mezzo di carcere comminata dalla Corte penale di Istanbul a Irfan Aktan, giornalista accusato di incitazione alla violenza e connivenza con i terroristi. Aktan è stato incriminato per un articolo, apparso sulla rivista turca Express il 15 ottobre del 2009,  in cui venivano pubblicate le interviste con alcuni membri del PKK rifugiatisi sui monti Qandil, nel nord dell’Iraq.  Secondo il tribunale l’articolo conterrebbe un esplicito incoraggiamento alla violenza e rientra nei reati previsti dalle misure speciali contro il terrorismo. La sentenza di primo grado ha imposto anche una multa di oltre 10 mila dollari all’editore di Express, Merve Erol. Una decisione oltraggiosa, secondo IFJ, la Federazione internazionale dei giornalisti, che sottolinea l’incompatibilità del provvedimento con i principi sanciti dalla stessa legislazione turca e della Corte europea dei diritti umani. L’IPI, l’istituto internazionale della Stampa, si è invece appellata alla giustizia turca per ribaltare il verdetto in seconda istanza. Quello di Irfan Aktan è solo l’ultimo di una lunga serie di sentenze ai danni di giornalisti in Turchia. Lo scorso aprile Vedat Kursun ex redattore del quotidiano turco Azadiya Welat, è stato condannato a 3 anni di carcere per due articoli sul PKK.

Secondo Bianet, rete turca di informazione indipendente, solo nei primi quattro mesi del 2010, 103 persone, tra cui 15 giornalisti, sono stati incriminati per reati connessi alla legge contro il terrorismo.

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