Medio Oriente: un’area di libero scambio tra Turchia, Siria, Libano e Giordania

L’annuncio è arrivato il 12 giugno da Istanbul al termine del Turkish Arab Economic Forum, incontro in cui le delgazioni arabe hanno tributato alle autorità turche un applauso per la forte presa di posizione  nella vicenda dell’ attacco israeliano all Freedom Flotilla. La zona di libero scambio dovrà nascere ricalcando gli accordi bilaterali già esistenti e tende a creare un rapporto di “partenariato strategico di lungo termine” tra i paesi aderenti. In un prossimo futuro la circolazione di merci e persone tra i quattro paesi sarà libera dai visti e dai dazi doganali e questo miglioramento delle relazioni tra i paesi del vicino oriente dovrebbe aiutare a dirimere le annose dispute inerenti le riserve d’acqua e promuovere una crescita dei rapporti commerciali ed il turismo nell’area.
Il ministro degli esteri turco ha tenuto a specificare che questa iniziativa non rappresenta una alternativa al processo di integrazione europea intrapreso da Ankara, ma solo la naturale evoluzione della politica estera turca verso i propri vicini. La mossa del governo Erdogan è da interpretare nel quadro del tentativo turco di assumere un ruolo da protagonista nella regione mediorientale, un tentativo che passa per una competizione con l’ Iran per il ruolo di “paladino” della causa palestinese nell’immaginario della società civile araba . L’affermarsi della Turchia come potenza regionale tranquillizza i paesi arabi a maggioranza sunnita secondo Saad Kiwan, direttore dell’osservatorio libanese sulla libertà di stampa “Skyes”: “mentre l’Iran è attivo ed influisce in molti contesti caldi della zona mediorientale, come in Libano attraverso il sostegno a Hizbullah o in Palestina con il sostegno a Hamas ed alla Jihad Islamica o a volte anche con interventi militari come il ruolo giocato nella recente ribellione in Yemen, la Turchia non ha tentacoli e quindi le relazioni si mantengono tra gli stati senza che Ankara influenzi gli scenari interni dei paesi arabi”. Istanbul è quindi sempre più al centro dello scacchiere mediorientale, tanto che lo stesso presidente palestinese Mahmoud Abbas ha pubblicamente dichiarato il suo apprezzamento per il ruolo turco all’ indomani della vicenda della Freedom Flottilla. Erdogan ha subito speso l’autorevolezza donatagli dalla fiducia di Abbas cercando di riportare Hamas al tavolo della trattativa per la riconciliazione inter-palestinese. La Turchia è al centro della scena non solo da un punto di vista economico e diplomatico, ma anche la società civile turca è sempre più protagonista: all’inizio del mese prossimo Istanbul sarà anche la sede del Forum Sociale Europeo e sarà quindi il punto di incontro di organizzazioni non governative, movimenti ed associazioni europee e mediorientali.

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