Passpartu’ 37: Volevano braccia

L’Istat ha pubblicato il 7 giugno scorso il suo Bilancio demografico nazionale per quanto riguarda l’anno 2009. I giornali riportano tutti la buona notizia : “la popolazione crece”, ma non riescono a nascondere una certa delusione e aggiungono “ma sono tutti stranieri”.

Nonostante secondo i dati Istat, nel 2009 si siano stabiliti nella penisola meno stranieri di quanto accaduto nel 2008 è grazie ai migranti che, la popolazione in Italia  è cresciuta nell’ultimo anno. Rispetto agli italiani i migranti tendono infatti a fare più figli. E cosi’, pur rappresentando il 7 % della popolazione, i migranti sono i genitori del 13.6% dei nati nel 2009. Una bella fetta della generazione di domani. Un dato di fatto, che pero’ fa paura. Massimo Livi Bacci, docente di demografia all’università di Firenze è l’autore di In cammino. Breve storia delle migrazioni (Ed. Il Mulino). Massimo Livi Bacci delimita tre grandi periodi storici della globalizzazione. La prima fase della globalizzazione risale al 1500, ed avviene dopo il primo contatto tra i continenti americano ed europeo. Il secondo periodo abbraccia il 1800, e si caraterizza per importanti movimenti di beni materiali e finanziari, ma anche di uomini. La globalizzazione iniziata intorno al 1950 ha della caratteristiche ben diverse : importanti scambi di beni materiali e finanziari ma pochi movimenti di popolazione. Analizando con l’occhio del demografo i bisogni umani del vecchio continente e le politiche che invece vanno promosse, Massimo Livi Bacci è quindi giunto a questa conclusione: “gli europei vorrebbero una società chiusa ma sono costretti ad aprirla” agli immigrati. L’attegiamento europeo nei confronti dell’immigrazione, puo’ essere riassunto nella frase delle scrittore svizzero Max Frisch: “volevano braccia, sono arrivati uomini”. Per Livi Bacci occorre cambiare attegiamento e politiche, pensare alle persone.

Il vecchio continente sta diventando sempre più vecchio. In Italia ad esempio, un quinto della popolazione ha più di 65 anni, e a diversi livelli vengono promosse politiche per incentivare la natalità. Cosi, comuni e regioni danno più o meno soldi a chi fà figli. Sono i famosi bonus bebe. In Piemonte, più comuni provano però a limitare l’accesso ai bonus, alle sole famiglie italiane: è il caso dei comune di Breccia, di Palazzago o ancora di Tradate, che addiritura nega il diritto al bonus bebe alle coppie in cui uno dei genitori non è italiano. Noi abbiamo sentito Alberto Guariso, avvocato e membro dell’ASGI, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Insieme all’Anolf, l’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere, l’ASGI moltiplica i ricorsi contro questi comuni ed è riusscita fino ad oggi a far dichiarare illegittimi tutti i provvedimenti di questo tipo in quanto assolutamente illegali. Dal bonus bebe alla disocupazione, passando per le cure dentistiche per i bambini, si moltiplicano le prestazioni sociali a cui certi comuni vorrebero negare l’accesso ai cittadini stranieri. Preoccupante la reazione di alcuni, che, una volta condannati, preferiscono negare l’accesso alla prestazione a tutti piùttosto che includere i cittadini stranieri. Una vera e propria ritorsione, anch’essa illegale. Per Alberto Guariso, lo Stato dovrebbe definire i requisiti per poter accedere alle prestazioni assistenziali, cosi da non lasciare via libera alla fantasia di alcuni sindaci. Pero’ lo stesso Stato non è neanche lui un esempio, visto che dalla social card al bonus vacanza, limita  il diritto alle prestazioni sociali ai soli italiani.

Alla luce di questi fatti, la società aperta di cui parlava prima Massimo Livi Bacci è ancora un lontano sogno. Ma torniamo alla popolazione in Italia per cercare di capire che ne sara’ dei più di 77 000 figli di stranieri nati nel 2009 in Italia. Potranno accedere alla nazionalità italiana? La legge attualmente in vigore, la 91 del 1992, si basa sopratutto sul diritto  di sangue, lo ius sanguinis, e lascia soltanto una piccola finestra al diritto di suolo, lo ius soli. Chi è nato e ha sempre vissuto in Italia puo’ infatti chiedere la nazionalità italiana fino al compimento dei suoi 19 anni. Una legge che per la rete G2-Seconde Generazioni è troppo restrittiva. Varie propose di legge si stanno discutendo in parlamento per riformare questo sistema, tra cui, quella dell’onorevole Bertolini, deputata della maggioranza, presentata alla Camera dei Deputati a dicembre dello scorso anno. La proposta vincola il diritto alla cittadinanza per i figli di migranti al profitto scolastico, “un criterio che è stato condannato da più organizzazioni” sttolinea Mohamed Tailmoun, “visto che viola la convenzione sui diritti del fanciullo, sottoscritta dall’Italia. Quanto all’obbligo scolastico” prosegue “vale per tutti e non c’entra niente con l’accesso alla cittadinanza”.

Vi invitiamo a partecipare ad una serie di eventi che si svolgeranno nei prossimi giorni in tutta Italia. Ricordiamo che in occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale dei Rifugiati, sono previste diverse manifestazioni contro i respingimenti e per il diritto d’asilo in tutti i porti italiani dell’Adriatico ma anche nei porti greci di Patrasso e Igoumenitsa, un’iniziativa dalla campagna Welcome, indietro non si torna promossa dal progetto Melting Pot. Dal 11 al 18 giugno invece, a Roma, alla Città dell’Altra Economia, sono previste una serie di eventi e una mostra, intitolata “Geografie extravaganti, luoghi e percorsi della migrazione”, promossa da Asinitas e dalla fondazione lettera 27. Le opere esposte sono state fatte durante i laboratori di italiano per stranieri dell’Asinitas, a Roma. Potete trovare tutte le informazioni e il programma sul blog dell’evento.

Ospiti della puntata: Massimo Livi Bacci, Alberto Guariso, Mohamed Tailmoun e Sandro Triulzi.

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