Seconde generazioni e accesso alla cittadinanza

Da tempo, la rete G2-Seconde Generazioni, un’organizzazione fondata da figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, denuncia gli ostacoli imposti dalla legislazione che regola l’accesso alla cittadinanza dei figli di migranti nati in Italia. La legge 91 del 1992 prevede che  “I nati in Italia da genitore non italiano regolarmente residente possono diventare italiani se, oltre a essere stati registrati all’anagrafe, hanno anche risieduto in Italia legalmente e fino alla maggiore età. In questo caso, devono presentare al Comune di residenza una dichiarazione in cui chiedono di acquisire la cittadinanza italiana, e devono farlo prima di aver compiuto 19 anni: se non si rispettano questi termini, si dovrà fare la domanda per residenza ed aver risieduto per almeno 3 anni. Per poter accedere alla cittadinanza italiana, i figli dei migranti nati sul territorio italiano dispongono, quindi, solo di un anno per farne richiesta e non devono aver lasciato il territorio italiano. L’accesso alla cittadinanza italiana è  infatti basata, dal 1912, sullo ius sanguinis, il diritto del sangue, e lascia pochissimo spazio alla ius soli, il diritto del suolo. Per Mohamed Tailmoun, della G2 “l’accesso alla cittadinanza non deve essere un premio e questa legge va modificata, nel senso di una più ampia apertura”.

La proposta di legge dell’onorevole Bertolini, deputata della maggioranza, presentata alla Camera dei Deputati a dicembre dello scorso anno, va invece nel senso opposto, vincolando l’accesso alla cittadinanza per i figli di migranti al profitto scolastico. “Un criterio che è stato condannato da più organizzazioni” sttolinea Mohamed Tailmoun, “visto che viola la convenzione sui diritti del fanciullo, sottoscritta dall’Italia. Quanto all’obbligo scolastico” prosegue “vale per tutti e non c’entra niente con l’accesso alla cittadinanza”.

Domani, venerdi 11 giugno, La rete G2-Seconde Generazioni sarà ascoltata su questo tema dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati. Noi torneremo ad affrontare questo tema nella puntata di Passpartù di domani.

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