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Etiopia: il governo italiano vuole stanziare altri 250 milioni per la diga insostenibile

A cura di Andrea Cocco • 10 giugno 2010

Se venisse approvato sarebbe il più grande credito concesso ad un paese in via di sviluppo dall’Italia. I 250 milioni che il ministro Frattini vorrebbe garantire per la realizzazione della mega diga Gibel Gibe III, nel sud dell’Etiopia, non darebbero però alcun beneficio alla popolazione locale. Il gigantesco impianto idroelettrico è stato voluto dal governo di Addis Abeba per esportare elettricità in altri paesi africani ma avrebbe impatti devastanti sulle popolazioni locali, rischiando di provocare l’evacuazione forzata di intere comunità e di alterare definitivamente il corso del fiume Omo su cui già sorgono altri impianti idroelettrici. Dallo scorso marzo la campagna internazionale contro la diga ha raccolto oltre 11 mila firme per fermare I lavori, denunciando tra le altre cose lo scandalo legato ad un precedente progetto finanziato dal governo italiano. Si tratta dell’impianto Gibel Gibe II su cui sono stati versati 220 milioni di euro e che è stato affidato alla ditta italiana Salini, senza gara d’appalto e senza sufficienti valutazioni di impatto ambientale. Oggi, mentre il parlamento si appresta a converitre in legge le pesanti misure previste dalla manovra finanziaria, il ministro Frattini appare più deciso che mai a ribadire con fondi pubblici l’impegno italiano nei confronti dell’Etiopia.

In gioco non c’è tanto il desiderio di un ritrovato vigore negli aiuti italiani alla cooperazione, drasticamente ridotti in questi anni, quanto il prestigio e gli appalti della ditta italiana Salini. Dopo il crollo all’impianto idroelettrico Gibel Gibe II, chiuso lo scorso febbraio, pochi giorni dopo l’inaugiuazione, a causa di un cedimento nel tunnel principale, la Salini rischierebbe di essere estromessa dal cantiere. A manifestare un concreto interesse per la realizzazione di Gibe III, i cui cantieri sono fermi a causa della mancanza di fondi, è stato infatti recentemente il governo cinese.

Martedì 15 giugno è previsto un presidio davanti al Ministero degli Affari Esteri,

per informazioni e contatti : www.crbm.orgwww.stopgibe3.it

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