Turchia: le grandi manovre del nuovo “paladino della causa palestinese”

La vicenda della Mavi Marmare, la nave turca teatro della strage, ha consacrato a paladino delle masse arabe una Turchia sempre più in rotta con l’ ex alleato israeliano. Ankara era tra i principali donatori e promotori della Freedom Flotilla e la strage del 31 maggio segna il culmine di un processo che mette in luce il nuovo assetto diplomatico in cui i turchi sono  sempre più impegnati nell’alleanza regionale con Siria ed Iran. Lo scontro tra Ankara e Tel Aviv è arrivato al punto che la stampa turca rilancia il sospetto, espresso dalle autorità, di un’ implicazione israeliana nell’attacco al porto turco di Iskenderun avvenuto per mano della guerriglia curda, poche ore prima dell’ arrembaggio alla Mavi Marmare.  In altre parole,  in Turchia ci si chiede se non sia in atto una “guerra per procura”, anche  alla luce delle notizie sulla presenza di militari israeliani nei campi di addestramento del PKK nel Kurdistan iraqueno. Ankara ha intrapreso la via per essere sempre più influente in Medioriente,  soprattutto alla luce dei magri risultati ottenuti con il tentativo di entrare nell’ Unione Europea, prospettiva che appare sempre più lontana, ed ha scelto la stessa via percorsa  da tutti i governi dell’area, chi più chi meno: il sostegno alla causa palestinese nel tentativo di accrescere il consenso popolare ed il proprio peso sui tavoli della diplomazia.
Le manovre di Erdogan sono da inquadrarsi anche nel contesto della lotta interna tra l’ AKP, il partito islamico al governo, e le tradizionali forze nazionaliste eredi di Kemal Ataturk rappresentate soprattutto dai militari. Nei mesi scorsi, il premier Erdogan ha presentato una bozza di riforma costituzionale che toglierebbe potere ai militari ed alla corte costituzionale, organo che è di fatto il supremo guardiano dei principi kemalisti, e nonostante l’intensa repressione poliziesca in atto nel Kurdistan turco, ha comunque fatto intravedere degli spiragli per un’ alleanza tra il suo partito e quello curdo sotto il comune ombrello dell’ Islam.

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