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Passpartù 35: Identificare ed espellere

A cura di Elise Melot • 4 giugno 2010

Identificazione ed Espulsione, sono i termini scelti dal governo a maggio del 2008 per ribattezzare gli eufemistici centri di Permanenza temporanea. Un anno dopo, nel luglio 2009, la durata massima di reclusione nei Cie e’ passata da 2 a 6 mesi. In questa puntata di Passpartu’ parleremo della vita quotidiana dei reclusi in queste strutture e dei metodi utilizzati per espellere la persone dall’Italia, attraverso le voce di chi si trova dentro e di chi da fuori li sostiene.

Vi ricorderete sicuramente di Joy, una giovane donna nigeriana di cui abbiamo gia’ parlato a Passpartu’. La sua storia e’ infatti riuscita a scavalcare le mura dei Cie e ci permette di capire il quotidiano delle persone che vi sono rinchiuse. Joy stava nel Cie di via corelli a Milano quando, ad agosto del 2009, esplode una rivolta. Insieme ad altre 13 persone, viene identificata come responsabile della rivolta e processata. Durante il processo, denuncia l’ispettore capo della polizia del Cie di via Corelli, Vittorio Adesso, per il tentativo stupro di cui e’ stata vittima. Al suo fianco c’e’ Hellen, la sua compagnia di stanza di allora, testimone dell’accaduto, anche lei finita sul banco degli accusati per la rivolta. Al termine del processo, vengono entrambi condannate a 6 mesi di carcere. Come se non bastasse, vengono denunciate per calunnia nei confronti dell’ispettore capo Vittorio Adesso. L’8 giugno, si terra’ a Milano l’incidente probatorio, l’audizione di Joy in quanto persona offesa in presenza del suo avvocato. Saranno anche sentiti dal giudice la testimone del aggressione, Hellen e Vittorio Adesso. Al termine di questo incidente probatorio.

Appena uscita di carcere, Joy viene di nuovo rinchiusa in un Cie e tuttora oggi si trova nel CIE di Modena. Ad aprile, il giudice di pace ha prolungato la sua reclusione di altri due mesi. Questo periodo scade l’11 giugno, giorno in cui di nuovo la giustizia decidera’ se aumentare il periodo di reclusione di ulteriori due mesi o meno. Per le persone prive di permesso di soggiorno, i passaggi per i Cie e le carceri sono sempre piu’ frequenti e avvengono per motivi diversi. Joy, e’ finita nel penitenziario perche’ ritenuta responsabile della rivolta di via corelli, altri scontano pene per non aver rispettato l’ordine di lasciare il territorio, o ancora per essersi opposti al rinvio in patria. Un fenomeno che Eugenio Losco, l’avvocato di Joy, definisce “circolo vizioso”

La storia di Joy ci permette di entrare nel quotidiano dei Cie, luoghi opachi dove le persone che vi sono rinchiuse devono lottare in continuo per vedere rispettati i piu’ elementari diritti, come quello di vedere un medico. Ma torniamo alle procedure previste per arrivare all’identificazione di una persona in vista della sua espulsione dall’Italia. Queste procedure dipendono molto dagli accordi firmati tra l’Italia e i paesi terzi, gli accordi bilaterali. Le persone vengono riconosciute dalle loro ambasciate per poi essere espulse. Possono essere imbarcate su dei voli Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere e di lotta contro l’immigrazione illegale, o su dei voli di linea, scortati dalla polizia. I metodi impiegati della polizia per costringere le persone a salire a bordo degli aerei sono agghiaccianti. Noi abbiamo raccolta la testimonianza di Mamadou, un giovane senegalese arrivato in Italia con il sogno di diventare calciatore all’eta’ di 8 anni e rimasto qui durante i 13 anni successivi. Fermato senza permesso di soggiorno, e’ stato portato al Cie di Via Corelli a Milano. Si e’ fatto riconoscere dall’ambasciata del suo paese e si dice pronto a lasciare l’Italia, ma non senza la valigia che contiene i suoi beni, e che ha consegnato alle autorita’. Sono gia’ tre volte che viene scortato fino all’aereo. La prima volta il 4 maggio, insieme ad un suo connazionale che si e’ rifiutato di salire a bordo. Sono stati portati via insieme dall’aeroporto e portati davanti al giudice. Il 26 maggio, imbavagliato e legato, Mamadou e’ di nuovo portato a bordo di un aereo di linea. Con lui non c’e la valigia, ma Mamadou riesce a parlare con il pilota che rifiuta di portarlo in Senegal. Viene di nuovo portato al Cie e il primo giugno, avviene il terzo tentativo di rimpatrio. Questa volta la polizia decide di andarci ancora piu’ pesante e oltre ad ammanettarlo e a tenerlo sotto il sedile dell’aero a Mamadou vengono somministrate tre iniezioni. Una misura che non placa le proteste di Mamadou e che scatena l’indignazione del pilota e di diversi viaggiatori contro la brutalita’ della polizia costringendo le autorita’ a scendere dall’aereo e a rimandare per la terza volta l’espulsione.

Dentro i Cie, si moltiplicano le violenze ma anche gli atti di protesta : rivolte come quelle dell’agosto 2009 a Via Corelli o ancora del 14 febbraio 2009 a Lampedusa, scioperi della fame ma anche atti disperati di auto-lesione, come i casi drammaticamente numerosi di reclusi che ingoiano lamette di rasoio. Alla fine dello scorso mese, una donna tunisina si e’ cucita le labbra per protestare contro il rigetto della sua domanda di asilo politico e contro la sua detenzione nel Cie di Bologna. Fuori dai Cie, si alzano le voci per chiedere la chiusura di tutti questi luoghi di privatizzazione di liberta’. Cosi, Roma e’ stata il teatro di una serie di iniziative durante l’ultima settimana dello scorso mese, che si e’ conclusa con un assalto sonoro al Cie di Ponte Galeria. Gli appuntamenti per protestare contra i Cie durante il mese di giugno sono numerosi in tutta Italia, non vi ricordiamo quello dell’8 giugno, alle 15.30 di fronte al palazzo della giustizia di Milano. E’ anche previsto un corteo contro i Cie a Modena il sabato 19 giugno alle 15.30.

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