Rimpatri forzati: botte e iniezioni ma il volo è cancellato per le proteste dei passeggeri

Dopo avergli praticato tre iniezioni, lo tenevano ammanettato sotto il sedile dell’aereo che lo avrebbe dovuto riportare in Senegal. Il rimpatrio forzato di Mamadou, senegalese che vive in Italia da 13 anni, è però fallito anche grazie all’indignazione dell’equipaggio e alle proteste degli altri passeggeri del volo di linea diretto a Dakar. Il pilota e diversi viaggiatori italiani, francesi e senegalesi hanno protestato contro la brutalità della polizia costringendo le autorità a scendere dall’aereo. Riportato nel Cie di Via Corelli a Milano, Mamadou racconta di avere un braccio ancora paralizzato per l’iniezione e di non essere riuscito a sapere che tipo di sostanza è stata usata su di lui.

Il caos è scoppiato al momento dell’imbarco forzato, quando Mamadou si è accorto che non era stata caricata la valigia con i suoi effetti personali e che aveva affidato alle forze dell’ordine. E’ la terza volta che la polizia prova a deportarlo in Senegal. Il primo tentativo era stato effettuato il 4 maggio ed era costato a Mamdou e ad un altro connazionale senegalese una condanna per “resistenza a pubblico ufficiale”. Il 26 maggio, durante il secondo tentativo, Mamadou viene ammanettato e imbavagliato ma riesce lo stesso ad esprimere le sue proteste. Il primo giugno, il terzo tentativo fallisce, come nel secondo caso, grazie al rifiuto dell’equipaggio e degli altri passeggeri di volare in tali condizioni. “Mi hanno trattato come un animale” racconta Mamadou dal Cie di via Corelli. “E pensare che sono arrivato in Italia quando avevo 8 anni, con il sogno di diventare calciatore. Ho fatto la scuola qui e ci ho vissuto per 13 anni. Ora sono il primo a voler lasciare questo paese. Non devono neanche accompagnarmi. Basta che mi danno la mia valigia e me ne vado”.

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