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Passpartù 34: Italiani oltre al confine

A cura di Elise Melot • 28 maggio 2010

I migranti di cui parleremo in questa puntata di Passpartu’ sono italiani. Lavorano nei piu’ disparati campi professionali ed hanno lasciato l’Italia, spesso per ragione economiche. Qualcuno era anche contento di partire, di scoprire altre realta’, altri l’hanno fatto a malincuore. Oggi abbiamo cercato di incrociare le parole di chi e’ ancora in Italia ma teme di dover partire, con quelle di chi ha lasciato il bel paese da lunghi anni ormai.

Alla fine dello scorso aprile, Igiaba Scego ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Una lettera in cui parlava di se stessa e di tante altre persone: precari della cultura o di altri settori, persone che non vorrebbero lasciare l’Italia o che hanno dovuto farlo a malincuore, pur di poter lavorare. Igiaba Scego la conoscete sicuramente, scrive libri ed articoli per vari giornali, ha fatto due programmi per Radio 3 e ricerca universitaria. Un curriculum eccelente, eppure testimonia della sua vita di precaria e della sua voglia di non andare al’estero. Finisce la sua lettera chiedendo a Napolitano “Mi aiuti a restare. Ci aiuti a restare.”

Il caso degli universitari e’ ormai diventato emblematico: data l’ impossibilita’ di accedere a posti di ricercatori in Italia, tanti si sono visti costretti ad andar via e oggi occupano cattedre negli Stati Uniti, in Inghilterra o in Germania. Tanti si possono riconoscere nelle parole scritte da Igiaba Scego, come ad esempio nell’ episodio che raconta nella sua lettera: un amico di famiglia le chiede “ma te, di che ti occupi ?” E lei risponde faccendo un elenco interminabile di lavori e manzioni svolte. Un elenco che sembra non finire, ho fatto questo e anche quest’altro, racconta, dottoressa di ricerca, mediatrice culturale, articoli, stage, una via crucis che ormai riguarda piu’ generazioni : gente che ha tra i venti e i quarant’anni e che non riesce ad inserirsi nel famoso mondo del lavoro. Utilizza parole forti: abbiamo davanti a noi un muro e viviamo quest’esperienza da soli.

Il singolo racconto di Igiaba Scego e’ la testimonianza di fatti dalla rilevanza sociale : il precariato in Italia e l’emigrazione all’estero. I numeri di questo fenomeno non sono infatti piccoli. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2009 della Fondazione Migrantes, sono quasi 4 millioni gli italiani residenti all’estero. Un numero poco piu’ alto del numero di cittadini stranieri residenti in Italia. Non si tratta solo di persone insediate da anni fuori ma anche di persone che lasciano ora l’Italia. Cosi, il 27% degli italiani residenti in Gran Bretagna e’ iscritto all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero, da meno di 5 anni. Tra loro ci saranno persone che vivono da tempo oltre-manica ma iscritte da poco o persone naturalizzate, ma anche giovani e professionisti in ricerca di opportunita’ formative e occupazionali. Dal 2001 al 2006, vi e’ stato un incremento dei laureati iscritti all’AIRE e dunque residenti all’estero, del 53,2% il che vuol dire che ogni anno 3 300 laureati italiani emigrano. Noi abbiamo colto l’occasione fornitaci dalla lettera di Igiaba Scego per sentire chi dell’Italia se ne e’ andato e cosi’ abbiamo incontrato due italiani parigini. Stefania, di appena 30 anni, nonostante la sua giovane eta’ vive da piu’ di 10 anni in Francia, dove ha studiato e dove ora lavora nel settore associativo. Massi invece ha lasciato la Toscana 6 anni fa, all’eta’ di 30 anni, per recarsi a Parigi dove lavora nel teatro. Ci hanno raccontato quando e perche’ sono partiti e cosa hanno trovato altrove, sicuramente non il paradiso, ma altre possibilita’. Ci hanno anche raccontato come vedono l’Italia, con la distanza geografica ma anche col passare del tempo e se pensano di tornare nel belpaese o meno. Quando l’abbiamo contatatta, Stefania ci ha detto della sua difficolta’ nello stabilire le vere ragioni della sua scelta di andare fuori a 18 anni: lei viveva nel nord e l’universita’ di Nizza alla fine era quella piu’ vicina di casa. Poi in famiglia le storie di emigrazione si intrecciano: il nonno ha vissuto 30 anni in Germania e i suoi hanno lasciato il paesino di mare in Puglia per vivere nelle Dolomiti. Chiacchierando, Massi ci ha detto che anche suo nonno, durante il fascismo, era venuto a vivere in Francia.

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