Enlazando Alternativas: un bilancio.

A cura di Elise  Melot e Ciro Colonna

Chiudiamo oggi le nostre corrispondenze dal vertice tra Unione Europea e paesi latino americani e caraibici che si è tenuto a Madrid. Nei giorni scorsi, oltre al vertice ufficiale, abbiamo largamente documentato i lavori del contro-vertice Enlazando Alternativas. Proviamo oggi a tracciare un primo bilancio critico delle due iniziative che si sono svolte in parallelo, bilancio che sarà necessariamente parziale e non esaustivo.
Innanzitutto il vertice ufficiale che – nel contesto della crisi di sistema che coinvolge entrambi i continenti in questione, pur con importanti specifiche territoriali – è sembrato un incontro quanto mai “blindato”, in cui la parte europea aveva molto chiaro quali fossero i propri obiettivi (ottenere maggior spazio di manovra per le proprie aziende in latino america ed irrobustire la propria penetrazione economica e commerciale). Sul fronte latino americano le posizioni dei governi “compiacenti” sono apparse più che inclini a sottoscrivere gli accordi proposti dalla parte europea e quelle dei governi meno “allineate” dotate di poche possibilità di sottrarsi o di incidere sui processi decisionali. Così, le negoziazione in vista dalla firma di un accordo di libero scambio di merci tra l’Unione Europea e il Mercosur – la comunità economica che comprende l’Uruguay, il Paraguay e due giganti dell’economia latino-americana quali il Brasile e l’Argentina – sono stati riavviati. Inoltre, durante il vertice, l’Europa ha ottenuto la firma di un accordo commerciale con i paesi dell’America Centrale ma anche con la Colombia e il Perù.

D’altro canto il contro-vertice si è sviluppato, secondo uno schema ormai consueto per i grandi forum sociali, nell’articolazione di numerosi laboratori, nei quali realtà anche molto distanti tra loro (non solo dal punto di vista geografico) hanno provato a mettere in comune pratiche e lessico per affrontare problemi di portata globale.
Ci sentiamo di annotare quanto la differenza e la distanza tra i vari movimenti che lo hanno dato vita al Forum abbia purtroppo giocato un ruolo significativo, nei termini di una difficoltà a parlare un linguaggio comune e a costruire un’efficace progettualità politica e di intervento. Ricordiamo che l’incontro è arrivato alla sua 4 edizione, e che già dalla seconda il Tribunale Permanente dei Popoli vi partecipa. Durante questi anni, il lavoro della rete bi-regionale e del Tribunale, basato sullo studio scrupoloso di casi specifici, ha permesso lo sviluppo di analisi molto precise delle dinamiche con effetti spesso disastrosi per le popolazioni locali, in atto in America Latina, di cui sono attori le aziende europee affiancate dalle stesse istituzioni.
Anche su questo fronte sono però probabilmente mancate iniziative di comunicazione con il vertice ufficiale, che infatti si è svolto senza prendere nella benchè minima considerazione i lavori di Enlazando Alternativas.

Questi elementi inducono a ragionare sull’opportunità di ripensare la forma onnicomprensiva in cui si svolgono alcuni di questi grandi forum, forma che sembra sempre più essere autoreferenziale e incapace di incidere sulle dinamiche reali.
Abbiamo parlato con Francesco Martone, membro del Tribunale Permanente dei Popoli, per cercare di capire insieme a lui quali possano essere le criticità e le prospettive di sviluppo e di rilancio di questi percorsi.

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