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Passpartù 33: da Parigi a Nizza a piedi

A cura di Elise Melot • 21 maggio 2010

Più di cento persone, per lo più Sans Papiers, hanno lasciato Parigi il 1 maggio con l’obiettivo di raggiungere Nizza il 31 di questo mese, quando si svolgerà il vertice Francia-Africa. Per noi è l’occasione di parlare degli accordi bilaterali di riammissione firmati tra numerosi stati africani e la Francia.

Ogni anno, in occasione della festa dei lavoratori si organizzano grandi manifestazioni lungo le strade delle città francese. E il primo maggio scorso a Parigi, un centinaio di sans- papiers si è unito al corteo, che dalla piazza Denfert Rochereau è arrivata fino alla Bastille. Arrivati li, queste cento persone non sono tornate a casa come gli altri manifestanti, ma hanno proseguito verso sud, con un obiettivo : raggiungere Nizza a piedi per chiedere la regolarizzazione di tutti i sans papiers. Un percorso lungo circa mille chilometri, con 27 tappe previste. Molti di loro fanno parte di Coordinamento 75, collettivo dei sans papiers di Parigi, che per due anni ha occupato la Camera del lavoro di Parigi, prima di essere cacciato, poco meno di un anno fa, dal sindacato CGT, proprietario del posto. Subito dopo, hanno occupato un palazzo pubblico vuoto, a nord della capitale, ribattezzato “ministero della regolarizzazione di tutti i sans-papiers“, di cui Anzoumane Sissoko è porta-voce. Sissoko ci spiega che se hanno scelto di raggiungere Nizza è perché è proprio lì che, il 31 maggio e il primo giugno, saranno riuniti in un vertice i capi di stato e di governo  di 66 paesi africani e della Francia.

Un’occasione per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’indipendenza dei paesi africani colonizzati dalla Francia ma sopratutto per parlare di affari. Gli interessi francesi in Africa sono infatti considerevoli. Come ha recentemente sottolineato lo stesso governo di Parigi,  la Francia è il secondo paese esportatore di prodotti verso il continente africano, dopo la Cina e prima degli Stati Uniti ed è il 4 paese importatore di beni dall’Africa, con un aumento degli acquisti del 46.3% dal 2000 ad oggi. Fare l’elenco delle aziende francesi presente sul continente africano sarebbe molto lungo, ne citiamo quindi soltanto due: l’azienda petrolifera Total, la maggiore società privata di tutto il continente, e ancora l’azienda che estrae l’uranio in Niger, Cogema. Dopo il 1960, anno dell’indipendenza per molti paesi africani, la presenza francese sul continente è sempre rimasta massiccia e i casi di ingerenza politica e militare da parte dello stato francese per sostenere i suoi interessi economici costituiscono anche loro un elenco molto lungo. Un sistema di intrecci battezzato “Françafrique”, “Franciafrica”, e che ha le sue dirette conseguenze anche sugli immigrati africani in Francia. Come denuncia il Ministero per la regolarizzazione di tutti i Sans Papiers, l’ingerenza post coloniale ha portato infatti anche ad una stretta collaborazione da parte di numerosi governi africani, spesso corrotti e sostenuti da Parigi,  nell’espulsione dei Sans Papiers dal territorio francese.

Esistono degli accordi, chiamati accordi bilaterali di gestione concertata dei flussi migratori – l’equivalente francese degli accordi di riammissione italiani – che vengono firmati dalla Francia con i singoli paesi di provenienza dei migranti. Sara Prestianni, della rete Migreurop, ci ha spiegato che 4 accordi sono già entrati in vigore, quelli firmati dalla Francia con il Gabon (2008), la Tunisia (2009), il Senegal e la Repubblica del Congo. Ci sono invece trattative tra la Francia e il Benin, il Capo Verde, l’isola delle Mauritius, il Burkina Faso e il Camerun, per arrivare alla firma di questo tipo di accordi. Questi accordi si basano su tre aspetti: il principale è la lotta contro l’immigrazione clandestina, priorità alla quale vengono affiancate misure riguardo l’aiuto allo sviluppo e misure per favorire l’immigrazione legale, pubblicizzata dal governo “immigrazione scelta”. Questo è un punto denunciato con forza dal corteo in marcia per Nizza : far venire gente quando è considerata utile, per poi magari espellerla quando è ritenuta eccessiva. La rete Migreurop denuncia anche le modalità di questi accordi, che condizionano l’aiuto francese allo sviluppo alla cooperazione dei paesi firmatari nella lotta contro l’immigrazione clandestina. Un vero e proprio riscatto.

Mentre l’Italia respinge verso la Libia persone che non sono libiche, la Francia espelle dal suo territorio persone che vengono spedite in paesi diversi da quelli d’origine. Come ci ha ricordato Sara Prestiani, il governo francese ha del resto degli obiettivi ben definiti: nel 2009, le autorità di Parigi avevano stabilito di espellere 28 000 persone. Negli ultimi anni, si sono così moltiplicate le operazione di autentico rastrellamento nei quartieri ad alta concentrazione di migranti e le forze di polizia non hanno esitato ad arrestare genitori senza documenti che stavano aspettando i loro bambini all’uscita della scuola. E’ quanto accaduto ad esempio nel 2007, nel quartiere di Belleville, situato nel cuore di Parigi.

In questo clima di terrore, per lottare contro le politiche che tendono a rendere invisibili le persone prive di permesso di soggiorno e per far sì che ottengano documenti e diritti, i sans-papiers si sono organizzati in collettivi e  moltiplicano le iniziative, come la Marcia Parigi-Nizza. Peccato che la stampa nazionale si interessa ben poco alla Marcia, ci ha commentato Anzoumane Sissoko. Il porta-voce del Ministerio pel la Regolarizzazione dei Sans-Papiers è invece rimasto molto colpito dall’accoglienza che hanno trovato lungo il percorso. Anche Abdoulla partecipa alla marcia e sembra che, dopo avere camminato per centinaia di chilometri, la sua determinazione sia più forte dalla stanchezza.

Un ringraziamento speciale va a Raphaël Gire, il giornalista che con un buon paio di scarpe e un microfono segue la marcia e che ci ha autorizzato ad utilizzare i suoni raccolti lungo il percorso.

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