Enlazando Alternativas: le dighe dell’Enel in Patagonia cilena

Juan Pablo Orrego, de la ONG cilena Ecosistemas, ha presentato al tribunale un altro caso che coinvolge una famosa ditta italiana, l’Enel, sempre quindi nel campo della produzione di elettricità e sempre attraverso la costruzione di una diga.

Bisogna tornare un po’ indietro nel tempo, nel 1989, ultimo anno della dittatura militare di Pinochet. Fu allora che il regime privatizzo’ l’azienda pubblica di produzione di elettricità, allora chiamata Enersis. Non solo gli impianti di produzione di elettricità e di distribuzione dell’energia elettrica passarono nelle mani  dei privati, cileni o internazionali, ma anche i “derechos de agua”, ovvero i diritti di usufruire dei corsi di acqua per produrre elettricità.

Ma andiamo avanti nel tempo, nel 1997, anno in cui le stesse persone che privatizzarono l’azienda, racconto’ Juan Pablo Orrego al Tribunale, ex-funzionari del regime militare, hanno venduto il consorzio Enersis alla spagnola Endesa insieme ai “derechos de agua”, al prezzo di 1500 milioni di dollari.

Nel 2009, l’italiana Enel, un’azienda al 31.6 % pubblica, lo ricordiamo, compro’ quasi tutte le azioni Endesa, diventando cosi l’azionista stra-maggioritario di Endesa.

Fu allora che Endesa-Enel, tiro fuori dall’ armadio un vecchio progetto : la costruzione di una diga in piena Patagonia cilena, sui fiumi Baker e Pascua, nella regione di Aysen. Questo progetto, chiamato HidroAysen, la cui realizzazione costerebbe 3200 milioni di dollari, no tiene in conto i danni sociali ed ambientali. Si tratta di un progetto enorme, visto che le dighe inonderanno 6000 ettari di terreni. E Tutto cio’, grazie ai “derechos de agua”, acquisiti sotto dittatura militare.

Le organizzazione in lotta contro il progetto – il Consejo de Defensa de la Patagonia, la Corporacion Privada por el Desarollo de Aisen, Ecosistemas, Greenpeace e Setem- denunciano il sistema di valutazione dell’impatto ambientale. Nel caso specifico di HidroAysen, i rischi vulcanici e sismici della zona non sono stati presi in considerazione.

Ma la storia non si ferma qui, l’elettricita prodotta in una delle zone naturali tra le più belle del mondo, non sarebbe utilizzata sul posto, ma nella capitale, Santiago, e nelle miniere del nord del paese, a 2 200 chilometri di distanza. I cavi per portare l’energia elettrica dovranno quindi attraversare la metà del paese.

Il relatore, Juan Pablo Orrego, in nome delle organizzazioni ambientali cilene, chiede al Tribunale dei Popoli di denunciare le politiche liberali che orientano queste scelte ma anche le consequenze sociali ed ambientali che deriverebbero del progetto.

Domani, il Tribunale si pronuncerà su questo caso.

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