Passpartù 32: Un anno di respingimenti
A cura di Elise Melot • 14 maggio 2010Un anno dopo i primi respingimenti nel Canale di Sicilia, dedichiamo questa nuova puntata di Passpartù ai respingimenti in mare, a sud di Lampedusa ma anche sulla costa adriatica.
Un anno fa’, il 15 maggio, l’Italia regalava due sue motovedette alla Libia. Da allora le forze dell’ordine libiche e italiane hanno cominciato ad effetuare insieme i respingimenti verso le coste libiche dei migranti trovati nel canale di Sicilia, come previsto dagli accordi firmati tra i due paesi.
Nel 2008, le persone erano arrivate sulle coste italiane via mare sono state 36.900. Nel 2009 solo 9.000. Un calo degli arrivi soprattutto dovuto ai respingimenti verso le coste libiche, visto che da maggio a dicembre 2009 il numero di arrivi in Sicilia è diminuito del 90%. Valentina Brinis, di A Buon Diritto, ci ha spiegato che molte delle persone respinte verso la Libia sono probabili richiedenti asilo, in fuga da paesi in guerra.
Nonostante le misure adottate dall’Italia per interrompere la rotta che dal nord Africa portava a Lampedusa, chi vuole migrare verso l’uropa non si arrende. Si sono trovate altre rotte, spesso più lunghe e pericolose, e così aumentano naufragi e morti. Alessandra Sciurba è membro delle Rete Tuttiidirittiumanipertutti ed è stata più volte in Grecia per incontrare le persone respinte dai porti dell’ Adriatico verso la costa ellenica. Durante il suo ultimo viaggio, all’ inizio del 2010, ha incontrato molti migranti provenienti dall’ Africa, popoli che prima della politica dei respingimenti attuauta nel canale di Sicilia non percorrevano questa rotta. Anche lungo questa rotta ci sono rischi di respingimento, che quotidianamente vengono attuati dai porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi verso la Grecia. Pratiche illegali, sottolinea la rete Tuttidiritttiumanipertutti, che non si operano nel quadro dei regolamenti europei e internazionali.
Giuristi, organismi internazionali, associazioni per i diritti umani, giornalisti e attivisti hanno più volte denunciato le pratiche di respingimento, ritenute inumane ed illegali. Alla fine del mese di aprile scorso, la procura di Siracusa ha rinviato a giudizio il direttore della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell’Interno, Rodolfo Ronconi, e il generale della Guardia di Finanza Vincenzo Carrarini. L’imputazione è di concorso in violenza privata ed è riferita al “respingimento” di 75 migranti, tra cui donne e bambini, che il 30 agosto del 2009 furono bloccati in acque internazionali al largo di Portopalo di Capo Passero da una motovedetta della Guardia di Finanza che, dopo averli fatti salire a bordo, li ha consegnati alle autorità libiche. Fulvio Vassalo Paleologo, docente di Diritto d’Asilo all’Università di Palermo, ci ha spiegato che l’accusa di “concorso in violenza privata” viene motivata dai giudici con il fatto che i migranti, dal momento in cui hanno messo piede sulla motovedetta, erano da considerarsi a tutti gli effetti in territorio italiano e quindi soggetti alle leggi i italiane e titolari dei diritti che queste garantiscono.
Agli inizi di maggio è stato reso pubblico il rapporto 2009 sull’Italia scritto dal comitato anti-tortura del Consiglio europeo, centrato su una visita effetuata dal Consiglio in Italia al fine di studiare le politiche di respingimento verso la Libia e l’Algeria. Il rapporto critica le pratiche di respingimento e le definisce illegali, perchè effetuate per lo più verso paesi, come la Libia, dove non si rispettano i fondamentali diritti dell’uomo e dove quindi le persone respinte corrono il rischio di essere maltratatte. Molte voci hanno infatti già denunciato i maltrattamenti di cui sono vittime i migranti sul suolo libico ( e in particolar modo all’interno dei centri di detenzione per stranieri). L”Associazione Maliana degli espulsi ha accolto persone espulse dalla Libia verso il Mali, che testimoniano delle gravi violenze che hanno subito nelle carcere di Benghazi, Barack e Saaba, dove sono stati riclusi tra i 4 e i 6 mesi, senza ricevere nessuna assistenza legale. Per l’Associazione Maliana, la drammatica situazione dei migranti in Libia è da collegare con gli accordi che vincolano lo stato nord-africano all’ Unione Europea, “il Re dei Re tradizionali di Africa, come ama chiamarsi Gheddafi, gira le spalle al resto dell’Africa faccendo affari con l’Europa sulla pelle dei migranti” sottolinea l’Associazione Maliana degli Espulsi. Infatti, sempre all’ inizio del mese di maggio, Gheddafi ha presentato all’Europa una richiesta di cinque miliardi di euro all’anno per poter procedere alla lotta contro l’immigrazione clandestina.
Le frontiere marittime dell’Italia sono vigilatissime, e quest’alta vigilanza dovrebbe proteggere il paese ma anche il resto dell’Europa dal arrivo di nuovi clandestini. Invece non è cosi. Il nostro immaginario viene molto condizionato dalle scene di sbarchi trasmesse dai telegiornali, ma la grande maggioranza dei migranti non arriva in Italia approdando sulle coste, ma scendendo da un aereo. Nella maggioranza dei casi i migranti arrivano provvisti da un regolare permesso di soggiorno, che scade se perdono il loro lavoro. Spesso quindi, si deventa clandestino così. Gabriele del Grande, giornalista e curatore della pagina Fortress Europe, ha raccolto le voci delle persone che intraprendono questo viaggio nel suo ultimo libro, “Il mare di mezzo”, edito da Infinito Edizioni. Un’iniziativa importante, che ridà un volto ai numeri e che racconta le storie di chi viene di solito chiamato “clandestino”. Del Grande racconta che, anche grazie alla pagina Fortress Europe, la mobilizzazione cresce e ottiene risultati, ancora modesti ma che portano con loro speranza.
Anche sul fronte dell’Adriatico la mobilizzazione cresce. L’11 maggio scorso si è tenuto a Venezia l’incontro Welcome, indietro non si torna, organizzato da Melting Pot e dalla rete Tuttiidirittiumanipertutti. All’ incontro erano presenti sia organizzazioni italiane che greche, per scambiarsi informazioni, ma anche per organizzare insieme eventi che porteranno al 20 giugno, giornata mondiale dei rifugiati, evento del quale torneremo a parlare nelle prossime puntate.



