Il Mediterraneo: un mare d’olio!
A cura di Ciro Colonna • 10 maggio 2010Il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per quanto riguarda la presenza di idrocarburi. Le principali “fonti” di quello che sempre più assume le caratteristiche di un disastro ecologico in atto – reso ancora più evidente dal fatto che il Mediterraneo è un bacino sostanzialmente “chiuso”, con scarsissime possibilità di ricambio – sono da identificarsi principalmente nelle attività di estrazione, raffinazione e trasporto del greggio.
Alla luce di quanto sta accadendo al largo delle coste della Louisiana, non è difficile immaginare quali catastrofiche proporzioni potrebbe assumere un episodio analogo nel nostro mare. Ciononostante non si ferma la rincorsa all’estrazione del petrolio sottomarino e, mentre in molti si interrogano sulla praticabilità e sostenibilità di queste estrazioni, l’Italia, nelle cui acque operano già ben 66 pozzi, sta continuando ad emettere concessioni per nuove ricerche e nuove istallazioni, soprattutto nell’Adriatico e al largo della Sicilia. È questa purtroppo una tendenza che accomuna il nostro a molti altri paesi del bacino, tra cui Egitto, Tunisia, Libia, Croazia e Spagna.
Insomma, per quanto appaia ormai sempre più diffusa la consapevolezza dell’urgenza di un’inversione di marcia nelle politiche energetiche, e gli investimenti nella ricerca di fonti rinnovabili e alternative al petrolio siano, almeno a parole, nei programmi di molti governi, un esame attento delle iniziative realmente messe in atto pone l’accento sulla scarsa lungimiranza che ancora caratterizza l’agire politico in materia di sviluppo energetico e salvaguardia dell’ambiente.
Ciò che sta avvenendo nel Golfo del Messico costituisce però un monito che non può certo essere ignorato e impone un ripensamento complessivo di quanto è stato fatto o messo in cantiere fino ad oggi.



