Passpartù 31: Nuovi immaginari
A cura di Elise Melot • 7 maggio 2010In questa puntata di Passpartu’, rifletteremo sui cambiamenti culturali e dell’immaginario determinati dall’immigrazione; cambiamenti che interessano il migrante ma anche la stessa societa’ nella quale arriva. Un cantiere di riflessione aperto, in cui lavorano artisti, studiosi e cittadini, di cui sentiremo alcune voci.
Kantheros e’ un’opera teatrale, che la stessa autrice dell’opera, Felicite Mbezele, recita. Vent’anni fa, Felicite Mbzele lascio’ il Camerun per recarsi a Roma per motivi di studio. Finita l’universita’, comincio’ a scrivere racconti e testi per il cinema e il teatro. Cosi’ vede luce l’opera Kantheros, “Un’africana a Roma”. Il personaggio principale, Clarisse, e’ una donna africana che, nel suo paese di origine, aveva un dono, quello di curare le persone. Donna forte e independente, quando arriva in Italia, a Roma, deve prosituirsi per sopravvivere. Ma, da quando mette piede in Italia, il suo impegno e’ uno solo : europeizzarsi. Suo zio, invece, anche lui immigrato in Italia, segue un’altra strada, quella di africanizzarsi. Al centro del racconto di Felicite Mbezele, infatti, al di la’ delle avventure di Clarisse come donna e come prostituta, c’e la questione dell’identita’ culturale: il personnaggio cerca di integrarsi a tutti i costi, lasciandosi alle spalle la sua cultura di origine, con tutte le sofferenze che questo processo porta con se’. Il conflitto si risolve quando Clarisse riesce a costruire una nuova identita’, frutto delle diverse culture nelle quali ha vissuto.
Il racconto di Felicite Mbezele ci porta ad interrogarci sui cambiamenti culturali prodotti dai flussi migratori nelle societa’ di accoglienza. Maria Cristina Mauceri e Maria Grazia Negro sono due riercatrici universitarie che, da anni, si interessano alla letteratura migrante. Hanno condotto una ricerca sul nuovo immaginario letterario italiano, mettendo a confronto testi di autori italiani e stranieri. La loro ricerca e’ racolta in un libro edito da Sinnos, Nuovo Immaginario italiano, ed e’ un punto di osservazione interessante sui cambiamenti in corso. Abbiamo sentito Maria Cristina Mauceri, docente di lingua e cultura italiana all’universita’ di Sydney e ci dice che alla luce della loro ricerca emerge come, nella letteraratura italiana, la figura dello straniero sia spesso caratterizzata da scarsa profondita’. Tanti autori sembrano avere una scarsa conoscenza degli immigrati, acquisita, per lo piu’, attraverso la lente dei media. Ci sono, pero’. evoluzioni positive, e Maria Cristina Mauceri ha tenuto a citarci alcuni autori letterari italiani che danno una rappresentazione degli stranieri molto piu’ vicina alla realta’, come, ad esempio, Milena Magnani, Gianpaolo Trevisi, Eraldo Affinati o, ancora, Fabiano Alborghetti. Nell’immaginario letterario c’e, quindi, un’apertura, benche’ ancora timida, alla figura dell’altro.
In futuro, dovrebbero nascere nuove culture frutto dell’incontro di manifestazioni culturali provenienti da contesti diversi, com’e’ d’altronde sempre successo. Quando parliamo dei cambiamenti culturali peroì, spesso tendiamo a vincolare la multiculturalita’ al fenomeno migratorio. Adel Jabbar e’ docente di sociologia delle culture delle migrazioni all’universita’ Ca’Foscari di Venezia. Le sue ricerche l’hanno portato a rifleterre sul concetto di multiculturalismo e a decostruirlo.
Il cibo e’ un buon esempio per capire quanto, di per se’, le societa’ nelle quali viviamo tutti siano gia’ multiculturali. I migranti anche portano con loro un bagaglio che e’ gia’ multiculturale. Ma torniamo a Kantheros: quando il personnaggio principale, Clarisse, si installa a Roma, viene attraversato della cultura che li’ incontra e fa suo il romanesco. Cosi’, Clarisse ritrova, nel nuovo contesto nel quale vive, elementi a lei molto familiari. Il personnaggio, insieme con l’autore, osserva i cambiamenti di Roma di cui lei non e’ la causa. Infatti, per Adel Jabbar, l’arrivo di uno straniero in un contesto dato puo’ renderne ancora piu’ visibile la complessita’, la multiculturalita’ ma non ne e’ la causa, visto che i cambiamenti culturali sono propri dell’essere umano. Quando si affronta la tematica del multiculturalismo associata a quella dell’immigrazione, c’e', per Adel Jabbar, il rischio di remanere chiusi in uno schema culturalista, quando la posta in gioco e’ invece, per gli immigrati, ben piu’ materiale. Per poter vivere insieme, la proposta che ci fa Adel Jabbar e’ quella di tenere in considerazione gli aspetti culturali di chi arriva e quelli del contesto nel quale arriva, insieme ai bisogni materiali del migrante: il lavoro e la casa sopratutto. Per Jabbar, bisogna uscire dall’essenzializzazione culturale e considerare le persone come singoli soggetti: non rappresentanti di una cultura ma individui con un progetto. Questa proposta la definisce interculturale.



