Giornata mondiale della libertà di stampa: l’Italia imbavagliata non fa festa

Settantaquattresima. Così l’Italia si colloca nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Freedom House. Ultima tra tutti gli Stati dell’Europa Occidentale. Il 3 maggio, giornata mondiale della libertà di stampa, il Belpaese ha poco da festeggiare.

Secondo lo studio curato dall’organizzazione americana, l’Italia è l’unica tra le grandi democrazie occidentali ad essere considerata parzialmente libera. Tra i maggiori ostacoli alla libertà di stampa,  la concentrazione dei media nelle mani di un solo soggetto e la pesante interferenza del governo sull’operato dell’emittente pubblica. Scrive Freedom House: “In Italia, un paese già classificato l’anno scorso come Partly Free, le condizioni sono peggiorate quando la stampa si è scontrata con la sfera personale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dando vita ad azioni legali contro le principali testate italiane e straniere e, soprattutto, introducendo la censura dei contenuti critici da parte dell’emittente pubblica”.

Un esempio emblematico della debolezza della libertà di stampa italiana è stato il caso Abruzzo. Ad oltre un anno dal sisma abruzzese abbiamo assistito ad inaugurazioni di case, dichiarazioni trionfali del presidente del Consiglio divise tra elogi all’operato della protezione civile e  retorica del “governo del fare”. Al di là degli spot elettorali però, la situazione abruzzese è purtroppo ben lontana dall’ essersi risolta, tuttavia il racconto che i media ci hanno fatto non rispecchia la realtà e solo pochi e coraggiosi giornalisti si sono distaccati dalla retorica dominante e dal racconto della straordinaria solidarietà dimostrata dagli italiani. Questi colleghi sono stati ostacolati in ogni modo: prima rendendo quasi impossibile l’accesso ai campi della protezione civile dopo il terremoto e più recentemente anche con la minaccia di denuncie da parte del prefetto del L’Aquila Franco Gabrielli ai giornalisti che avanzavano dubbi sui controlli antimafia nei cantieri abruzzesi.

Ascolta: Manuele Bonaccorsi, giornalista di Left ed autore del libro “Potere assoluto, la protezione civile ai tempi di Bertolaso”, parla delle minaccie del prefetto Gabrielli ai microfoni di Scirocco

Ascolta: Alberto Puliafito, giornalista autore dei documentari “Comando e controllo” e “Yes we camp”, parla della difficoltà nel raccontare il dopo terremoto (intervistato il 6 aprile, anniversario del terremoto)

Tra gli ostacoli a una corretta informazione in Italia, la quasi assente promozione della stampa interculturale e il diffondersi di linguaggi e contenuti stigmatizzanti nei confronti dei migranti che vivono nel nostro paese. Tendenzialmente, ci sono due casi nei quali la stampa si interessa al fenomeno migratorio: quando un cittadino straniero commette un reato o quando viene aggredito. Giornali, radio, televisione ci offrono un’immagine molto negativa dell’immigrazione, come il mondo politico, che tende a dipingere un quadro a tinte fosche dei migranti, e a produrre in leggi discriminatorie nei confronti delle persone straniere.

Proprio per promuovere l’interculturalità come elemento qualificante del nostro giornalismo e contribuire ad una completa informazione sui temi dell’immigrazione, diverse iniziative di monitoraggio, controllo e promozione si stanno attivando.  A febbraio  2010 è nata l’Associazione nazionale della stampa interculturale (Ansi). L’Ansi, riconosciuta come gruppo di specializzazione all’interno del sindacato dei giornalisti, è stata promossa e costituita da giornalisti di origine straniera.  Il collettivo di associaizioni Occhioaimedia invece si è dato il compito di monitorare i casi di razzismo nella stampa scritta e di segnalarli sul proprio sito.

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