Passpartù 30: Rosarno va in scena

In seguito alla rivolta di Rosarno a gennaio di quest’anno, la procura di Palmi ha aperto un’inchiesta che ha portato all’arresto di più di 30 persone e al sequestro di terreni agricoli. Quatro mesi dopo la rivolta, cosa ne e’ dei protagonisti ? E’ cambiata la situazione lavorativa dei braccianti ? Queste sono le domande alle quali cercheremo di rispondere in questa puntata di Passpartù.

Il 25 aprile scorso, a Roma, in occasione della festa della liberazione, è stato presentato uno spettacolo, frutto di un laboratorio che ha coinvolto dei cittadini italiani e alcuni dei lavoratori africani di Rosarno che da tre mesi si trovano a Roma. Ci si ritrovano tutti i protagonisti degli eventi di gennaio a Rosarno: i lavoratori sfruttati, i caporali, le piante d’arancio e i loro proprietari.  Kader è uno degli attori dello spettacolo, viene dalla Costa d’Avorio e a gennaio stava a Rosarno. Cacciato dalla cittadina calabrese è arrivato a Roma come altri
duecento lavoratori africani. Ci dice che raccontare Rosarno sul palco è un modo per tirare fuori dal buio la loro storia, farla conoscere al di la dell’emozione mediatica di gennaio. Olivier, di Parteciparte, l’associazione che ha promosso l’iniziativa, lavora con il metodo del teatro dell’oppresso, un metodo che permette a chiunque di affrontare delle situazioni problematiche con il teatro, e nel quale è chiesto al pubblico di intervenire nella ricerca di una soluzione. E’ lui ad avere organizzato il laboratorio teatrale e ci racconta anche lui che è per dare visibilità alla situazione dei lavoratori africani che è nata questa esperienza.

L’inchiesta della procura di Palmi che ha portato al sequestro di terreni nella piana di Gioia Tauro e all’arresto di 31 persone coinvolte nello sfruttamento e nel racket dei migranti attraverso il caporalato, ha riacceso le luce su questa vicenda. Ma i lavoratori protagonisti della rivolta contro lo sfruttamento, una volta portati via da Rosarno, cosa sono diventati ? In tanti sono  arrivati a Roma, da dove gia’ in molti sono andati via. Sappiamo che altri sono andati a Castelvolturno e nel casertano, altri ancora in Sicilia. Dopo la loro clamorosa rivolta si sono dispersi sul territorio, e sono tornati nell’invisibilità. Oggi a Roma, un centinaio di persone sono ospitate da Action e dal centro sociale Ex-Snia, dove cercano di organizzarsi per non tornare più ad essere invisibili e per ottenere i loro diritti. Giovanna, di Action, partecipa all’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno, e ci spiega che uno dei suoi obiettivi maggiori è lottare per l’accesso al soggiorno regolare per chi non ha i documenti, visto che potrebbero ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari in base all’art. 5.6 del Testo Unico sul Immigrazione del 1998. Al momento, il permesso di soggiorno è stato rilasciato a chi è stato ferito durante gli scontri di gennaio e a chi ha collaborato nell’inchiesta giudiziaria della procura di Palmi. Per gli altri non è ancora successo niente.

Per gli attori dello spettacolo su Rosarno, le arance hanno un strano gusto di sangue. Come ci spiega Antonello Mangano, di terrelibere, non solo gli agrumi ma anche i pomodori e gran parte della produzione agricola italiana si regge sui meccanismi denunciati dai braccianti di Rosarno. Ora, in Sicilia, è il periodo della raccolta delle patate. Ogni anno, da aprile a giugno, centinaia di lavoratori agricoli se recano nella provincia di Siracusa per strappare dalla terra il tubero. Alfonso di Stefano fa parte della Rete Antirazzista Catanese e dipinge la situazione di Cassibile, che assomiglia molto a quella di Rosarno.

Infatti, nonostante le lotte del 1968 contro il caporalato ad Avola, a pochi chilometri di Cassibile, questo sistema sta ancora in piedi. In più, secondo Alfonso, le grosse ditte di produzione di patate riescono, nonostante i controlli, ad aggirare le regole e a mantenere il sistema di caporalato e di sfruttamento dei lavoratori stagionali. Tra gli arrestati di Rosarno, ci sono anche stranieri, diventati caporali, che a loro volta sfruttavano i braccianti migranti. Come racconta Alfonso, di nuovo, la situazione a Cassibile non è molto diversa.

Il primo maggio a Cassibile si festeggia chiedendo ancora una volta “un uguale salario per un uguale lavoro”. Il rischio per la Rete Antirazzista Catanese è infatti di arrivare ad una situazione di guerra tra poveri, italiani contro stranieri, stranieri contro stranieri, stranieri contro italiani. L’idea dello spettacolo sul lavoro nei campi di Rosarno era anche quella di ricordarci che stiamo tutti sulla stessa barca, italiani e stranieri. Durante il laboratorio, gli attori hanno preparato altre scene, incentrate sulla vita degli africani a Roma, sul razzismo. Per il 25 aprile pero’, hanno scelto di mettere in scena la situazione di sfruttamento nei campi ma anche in altri settori economici: in un’altra scena, i lavoratori italiani venivano sfruttati in un call center, una situazione ben conosciuta dal pubblico di quella sera.

Per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori durante la raccolta delle patate a Cassibile e promuovere un’alternativa, la rete antirazzista catanese, insieme ai Gruppi di Acquisto Solidale, i GAS, lancia in occasione del primo maggio la campagna delle patate solidali : “Io non assumo in nero”, per favorire la vendita di patate prodotte in aziende che assumono con un regolare contratto di lavoro i migranti stagionali.

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