La Procura di Siracusa contro i “respingimenti” di migranti

Un’ iniziativa della Procura della Repubblica di Siracusa pone l’accento su uno dei nodi più scottanti e dolorosi delle politiche sull’immigrazione e della gestione delle frontiere che il Governo sta attuando. La Procura ha infatti rinviato a giudizio il direttore della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell’Interno, Rodolfo Ronconi, e il generale della Guardia di Finanza Vincenzo Carrarini, capo ufficio economia e sicurezza del terzo reparto operazioni del comando generale della Guardia di Finanza. L’imputazione è  di concorso in violenza privata ed è riferita al “respingimento” di 75 migranti, tra cui naturalmente donne e bambini, che il 30 agosto del 2009 furono bloccati  in acque internazionali al largo di Portopalo di Capo Passero da una motovedetta delle Fiamme Gialle che, dopo averli fatti salire a bordo, li ha consegnati alle autorità libiche. L’accusa di “concorso in violenza privata” viene motivata dai giudici con il fatto che i migranti, dal momento in cui hanno messo piede sulla motovedetta, erano da considerarsi a tutti gli effetti in territorio italiano e quindi soggetti alle leggi i italiane e titolari dei diritti che queste garantiscono. Diritti, tra cui primeggia il diritto d’asilo, che sarebbero stati invece violati dai due alti funzionari che hanno emesso l’ordine di “respingimento”.

E’ ancora presto per azzardare ipotesi sull’esito del procedimento, le cui date non sono ancora state fissate, ma mentre il Ministero dell’Interno gioca la carta consunta della retorica dei giudici che fanno politica, e dall’altra parte c’è chi naviga nella speranza effimera che le tristi politiche del Governo possano essere invertite o sovvertite per via giudiziaria, risulta però chiaro che gli  accordi tra Italia e Libia in materia di pattugliamento delle coste, a quasi un anno dalla loro entrata in vigore, producono effetti disastrosi sulla libertà di movimento e sulla stessa vita di migliaia di migranti, alimentando la necessità di trovare modi illegali e sempre più rischiosi per entrare in Italia e quindi in Europa.

A cura di Ciro Colonna

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