Passpartù 29: Il razzismo passa dai media
A cura di Elise Melot • 23 aprile 2010Tendenzialmente, ci sono due casi nei quali la stampa si interessa al fenomeno migratorio : quando un cittadino straniero commette un reato o quando viene aggredito. Questo ci dicono gli studi fatti sul trattamento dell’immigrazione da parte della stampa. Queste ricerche, pero’, vanno oltre : giornali, radio, televisione ci offrono un’immagine molto negativa dell’immigrazione, ma non sono gli unici: anche il mondo politico tende a dipingere un quadro a tinte fosche dei migranti, e questo si traduce poi in leggi o atteggiamenti discriminatori nei confronti delle persone straniere. In questa puntata di Passpartù, parliamo dei meccanismi che vincolano tra di loro i media, i migranti e la sicurezza e delle loro conseguenze.
Quando la stampa riferisce fatti che coinvolgono cittadini stranieri, spesso ricorre a un linguaggio crudo ed aggressivo, tende ad identificare il numero totale di reati con la presenza di stranieri o trasforma un caso di cronaca nera in un’emergenza nazionale di insicurezza generale. Queste sono soltanto alcune delle osservazione fatte da un gruppo di ricercatori che si è riunito dal inizio di gennaio 2007 a metà 2009, con il compito di monitorare 398 casi di cronaca che coinvolgono cittadini di origine straniera usciti sulle pagine dei giornali. Di questi quasi 400 casi, ne hanno individuato 8 da studiare più particolarmente, al fine di capire i meccanismi narrativi in atto, convinti dell’importanza del carattere performativo del linguaggio che viene utilizzato negli articoli. Nella metà degli 8 casi scelti, i migranti sono vittime di violenza, mentre per l’altra metà i cittadini stranieri sono stati accusati di reati. I frutti della loro ricerca sono raccolti nel Rapporto sul razzismo in Italia, edito da Manifesto libri e curato da Grazia Naletto. I meccanismi che tendono a criminalizzare i migranti, molto diffusi tra i giornalisti, preoccupano un numero crescente di cittadini e si moltiplicano le iniziative per segnalare, monitorare e decifrare la stampa. Tra queste iniziative, c’è quella del collettivo di associazione Occhioaimedia che, tramite la sua pagina internet, segnala casi di razzismo nella stampa scritta.
Grazia Naletto, la curatrice del Rapporto sul razzismo in Italia, ha seguito passo passo il trattamento mediatico riservato allo stupro di una ragazza minorenne avvenuto a Roma, nel parco della Caffarella, all’inizio del 2009, un fatto molto grave che ha avuto grande risalto mediatico. In questo caso come in altri, i meccanismi di criminalizzazione di intere comunità si sono attivati. Ricordiamo che, nei giorni successivi alla violenza, veri e propri raid razzisti sono stati organizzati nel quartiere colpendo ciecamente tutti coloro che non erano italiani. I media pero’ non sono gli unici attori ad associare migrazione e sicurezza e in particolare clandestinità e sicurezza. Fabrizio Cassinelli è l’autore del Libro nero della sicurezza, appena uscito ed edito da Aliberti. La sua è un’inchiesta sui meccanismi mediatici e politici in atto quando si parla di sicurezza e dello loro conseguenze. Nella stampa e per molti, il clandestino viene considerato come un pericolo, ed ecco che viene approvato il reato di clandestinità. Nel rapporto sul razzismo in Italia, oltre ai casi di cronaca, vengono anche analizzati i provvedimenti che istituiscono due regimi distinti nei confronti della legge. Infatti, non tutti siamo trattati ugualmente dalla giustizia, a seconda del possesso o meno del permesso di soggiorno. Secondo Naletto, lo spirito della legge 125 del 2008 ad esempio è che i migranti, e in particolar modo le persone prive di permesso di soggiorno, sono più propense a commettere reati rispetto agli italiani. Ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la tv, si ha la stessa impressione, quella che a commettere i reati, anche quelli più gravi, siano soprattutto gli stranieri. Fabrizio Cassinelli si è interessato a quali siano i reati commessi dagli stranieri: nella grande maggioranza si trata di reatti comuni come piccoli furti.
Questo clima generale alimenta non solo episodi razzisti, come abbiamo detto prima, ma fa anche si’ che agenti di polizia si sentano autorizzati a commettere atti illegali nei confronti di persone straniere. Cosi, nel suo libro, Cassinelli riporta pratiche di agenti della polizia di Milano che si sono travestiti da operatori di ditte del gas per controllare, nella più totale illegalità, case abitate da cittadini stranieri. Queste pratiche discriminatorie, rivolte soltanto ad una certa categoria della popolazione, in base alla loro origine, ha un nome: racial profiling. Il divario tra i cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno e il resto della popolazione, nel trattamento riservato dalla polizia o dalla legge tende ad estendersi ora al accesso ai diritti sociali, infatti alcuni tentano di condizionare l’accesso dei bambini alla mensa alla situazione amministrativa dei loro gentirori : con o senza permesso di soggiorno. Cosi, poco a poco, i migranti, sopratutto quelli irregolari, vedono diminuire i loro gia’ limitati diritti. Cosi’, la settimana scorsa, parlavamo della decisione presa dai comuni di Padova e Bologna di non accettare, nei propri asili nido, i figli delle persone prive di permesso di soggiorno. Grazie alle numerose proteste, hanno pero’ dovuto fare marcia indietro.



