Abruzzo: uno spot lungo un anno

Sono passati 12 mesi dalla notte del 6 aprile 2009, quando la terra d’ Abruzzo tremò lasciando sotto le macerie 308 vittime,  oltre 1600 feriti e 60.000 sfollati.  Il centro storico del capoluogo, L’Aquila, totalmente distrutto ed innumerevoli comuni della provincia sono scomparsi o quasi dalle carte. Una tragedia intorno a cui si è stretta l’intera popolazione italiana senza distinzione per dimostrare il massimo di solidarietà con l’empatia che da sempre contraddistingue la cultura italiana. Mentre da tutto il paese si moltiplicavano le iniziative di solidarietà e gli sforzi di protezione civile e croce rossa, il Presidente del Consiglio, che in quel momento si trovava ad affrontare un calo di popolarità, ha saputo cavalcare l’ondata emotiva causata dal sisma con la consueta abilità trasformando il centro dell’ Aquila prima nel tragico palcoscenico da cui promuovere l’idea del “governo del fare” poi nella passerella per il G8 che avrebbe dovuto tenersi in Sardegna di lì a poco. Almeno in un primo momento le voci critiche verso la gestione dell’emergenza terremoto sono state davvero poche ed isolate e la stessa popolazione  abruzzese vedeva nel premier l’uomo della Provvidenza, ma il risveglio degli abruzzesi è stato brusco ed ad un anno dalla tragedia speculazioni, promesse vane ed abusi di potere non sono più un mistero, tanto che durante la lettura del messaggio di Berlusconi in occasione dell’anniversario non sono mancati fischi e contestazioi.  Dopo i mesi in cui gli sfollati hanno vissuto in tendopoli militarizzate e sotto lo stretto controllo della protezione civile, divenuta padrona assoluta del territorio, il governo centrale ha messo in campo piani di ricorstruzione ideati senza alcuna consultazione con enti locali e società civile, con ben poche iniziative per il recupero dei centri storici ed invece molto spazio per la cementificazione e la costruzione di “new town”. Ad oggi migliaia di abruzzesi vivono ancora in rifugi temporanei ed alberghi lontani dalle località d’origine, milioni di metri cubi di detriti sono rimasti al loro posto mentre Berlusconi inaugurava casette a favore di telecamere e continuava a recitare nel suo spot.

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