Passpartu’ 26: Binari morti
A cura di Marzia Coronati • 2 Aprile 2010Dorme ai cigli dei binari o dentro vagoni dei treni abbandonati. Non ha lavoro e fatica a sopravvivere in citta’ di cui non sa nulla. E’ il popolo dei profughi di guerra che ha raggiunto l’Europa, sperando di ricevere la protezione umanitaria che gli spetterebbe di diritto. La Grecia e l’Italia sono spesso le ultime due tappe di un viaggio lunghissimo. Il cammino dei migranti inizia infatti dall’Afghanistan, o dall’Iran, o dal Pakistan e anche, da quando la rotta tra la Libia e l’Italia e’ stata bloccata, dal Corno d’Africa e dall’Africa dell’Ovest. In questa puntata di Passpartu’ ripercorreremo le vicende dei richiedenti asilo che giungono in Grecia e che poi, dalla penisola ellenica, arrivano nel nostro paese.
Ali e’ da tre anni in Italia. E’ scappato dall’Afghanistan, a piedi ha attraversato il Pakistan, l’ Iran e Turchia. Poi in barca fino in Grecia e finalmente in Italia, aggrappato sotto un camion, dove ha fatto la richiesta di asilo politico. Dopo tre mesi a Roma, e’ stato dirottato verso un centro di accoglienza, dove dormiva e mangiava, il resto del tempo lo passava per strada. Oggi ancora non e’ riuscito a trovare lavoro. Il 30 marzo, presso la citta’ dell’Utopia a Roma, Ali? ha raccontato la sua storia. Dice che l’Italia non e’ poi cosi’ diversa dalla Grecia. Lui da li’ e’ fuggito ai controlli della polizia, per evitare di rimanere intrappolato nel meccanismo della Dublino II. In questa legge europea infatti e’ scritto che i profughi possono presentare una sola richiesta d’asilo, nel primo paese europeo in cui mettono piede. Peccato che la percentuale delle domande accettate in Grecia oggi si attesta intorno allo 0,04%. Al? allora ? fuggito in Italia, dove le possibilit? di mettersi in regola sono di gran lunga superiori. Ma le cose? in Italia, dice Al?, non sono migliorate di molto. Si, ? vero qua c’? la possibilit? di ottenere un documento, ma poi non esiste nessun sistema di accoglienza che aiuti chi ? nella sua condizione a integrarsi in Italia. A Roma ad esempio centinaia di giovani afgani dormono all’addiaccio, nei pressi della stazione dei treni di Ostiense. E’qui infatti che, grazie al passaparola, finisce la gran parte di coloro che arriva nei porti dell’Adriatico. A Ostiense per? queste persone non trovano sicuramente quello che cercano, l? infatti le persone dormono in giacigli improvvisati al lato dei binari, e qualche fortunato in delle tende che sono state distribuite dall’associazione Medici per i diritti umani, Medu. Medu ? da anni che presidia la zona con un ambulatorio mobile che offre cure sanitarie ai ragazzi, e sta da tempo combattendo affinch? si trovi una sistemazione definitiva per queste persone, chiedendo di creare uno sportello di prima accoglienza che dia indicazioni ai nuovi arrivati e di integrare un sistema di alloggi che a Roma ? ancora insufficiente. A novembre 2009 il campo spontaneo che si era creato in un cantiere vicino alla stazione Ostiense, passato alle cronoche come “la buca”, ? stato sgomberato e gli abitanti sono stati trasferiti nel centro di accoglienza richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, dopo qualche settimana sono stati per? spostati in un altro centro, il Forlanini, e oggi rischiano di dovere andarsene anche da l?.
I richiedenti asilo fanno parte di una categoria speciale, che il nostro stato dovrebbe proteggere e aiutare ad inserirsi nella nostra societ?. Si tratta di migranti in fuga dalla guerra, che l’Italia ha il dovere di proteggere umanitariamente. Se non lo fa, viola la legge, come la viola quotidianamente da anni respingendo molti migranti che dalla Grecia arrivano nei porti italiani dell’Adriatico. Alessandra Sciurba fa parte dell’associazione Tuttidirittiumanipertutti, una delle poche organizzazioni che ha dato l’allarme su questa situazione. Una delegazione di Tuttidirittiumanipertutti un anno fa era andata in Grecia ed aveva intervistato molti richiedenti asilo che erano stati respinti dai porti italiani. Quest’anno la stessa delegazione ? tornata nei luoghi in cui si raccolgono i profughi, Patrasso e Igoumenitsa, e anche questa volta ha incontrato persone respinte, anche grazie alla collaborazione delle autorit? greche, stanche dell’atteggiamento delle forze dell’ordine italiane e pronte a collaborare con chi sta tentando di denunciare questa situazione. La novit? di quest’anno ? che sono aumentate le partenze anche da Atene. Da Atene partono? i piu “fortunati”, coloro cio? che riescono a pagarsi viaggi dentro ai tir sino all’Italia, o addirittura anche fino alla Germania o la Francia. Dalla capitale greca partono tcamion con decine di persone a bordo, dirette prima in Italia e poi verso altri paesi d’Europa, e questo spiega perch? oggi si assiste nei porti italiani dell’Adriatico a respingimenti di massa di decine di persone e non pi? di singoli, come capitava fino a poco tempo fa.
Da quando ? stata chiusa la rotta che dalla Libia portava in Italia, moltissimi non provano pi? a passare dalla Libia e quindi, pur venendo dal Darfur o dal corno d’Africa o addirittura dall’Africa occidentale, scelgono di fare il giro a est, molto pi? lungo e pericoloso. Secondo recenti statistiche dell’Unhcr, in Italia nell’ultimo anno le richieste di asilo politico sono diminuite del 42%, dato che non ? certo dovuto alla diminuzione dei conflitti nel mondo, ma piuttosto alla maggiore difficolt? di raggiungere il nostro paese. I tentativi di fuga per? non diminuiscono e la Grecia oggi si trova a fare i conti con le migrazioni di “vecchia data” dall’Asia e con quelle nuove dall’Africa. Gli africani di Patrasso viviono all’interno di un treno abbandonato, dove mangiano e dormono, e non ? migliore la situazione della comunit? afgana. Fino a pochi mesi fa esisteva un grosso campo profughi a ridosso del porto, oggi al posto del campo c’? un’area recintata pronta ad essere edificata. I ragazzi afgani vivono in mezzo ai prati, tra i cespugli, come “animaletti selvaggi”, racconta chi ? stato l?.
Ospiti della punatata: Al? Mohammad, Aldo Morrone, Alessandra Sciurba
In redazione: Elise Melot
Passpart? ? un programma a cura di Marzia Coronati


