Dalla Grecia all’Italia: l’accoglienza che non c’è
A cura di Marzia Coronati • 1 aprile 2010Grecia, Patrasso. Vivono in un binario morto, dentro due vagoni di un treno abbandonato. Sono i migranti provenienti dall’Africa che aspettano che un tir li conduca in Italia. Da quando gli accordi Italia-Libia hanno cancellato la rotta che dal paese di Gheddafi conduceva in Europa, gran parte dei migranti africani tenta il passaggio ad Est.
Nella puntata di Passpartù del 2 aprile parleremo di cosa sta accadendo in Grecia con una delle delegate di una missione nella penisola ellenica realizzata dall’associazione Tuttidirittiumanipertutti. Lì centinaia di profughi aspettano vicino ai porti nella speranza di attraversare il mar Adriatico dentro o sotto un camion, per poi giungere in Italia, dove li aspetta una nuova odissea.
“Non c’è molta differenza tra Patrasso e Roma” racconta Alì, un giovane di origine afgana che da tre anni vive nella capitale italiana. Alì ancora non è riuscito a trovare lavoro e dopo sei mesi in un centro di accoglienza è stato messo in strada. Come lui tanti altri giovani suoi connazionali, che dormono per lo più nei pressi della stazione Ostiense.
Dopo lo sgombero della “buca”, il cantiere vicino alla stazione che era stato trasformato in campo da un gruppo di afgani, gran parte dei ragazzi era stata trasferita al centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, e dopo pochi mesi spostata al centro Forlanini.Un’altra sistemazione precaria, che da un momento all’altro potrebbe finire.
Oggi che la pressione sulle coste elleniche è aumentata, a causa del cambio di rotta dei richiedenti asilo provenienti dal Darfur o dal Corno d’Africa, organizzare l’accoglienza sul territorio greco e italiano sarà ancora più complicato.



