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La Chiesa italiana e la pedofilia

A cura di Elise Melot • 29 marzo 2010

Recentemente abbiamo assistito allo scoppio di vari scandali che hanno travolto la Chiesa cattolica : casi di abusi su minorenni e di pedofilia vengono denunciati in Australia, negli Stati Uniti, in Germania ed in Irlanda. L’ultima grande scossa si chiama rapporto Murphy, che denuncia lo scandalo nello scandalo: il comportamento delle gerarchie cattoliche, che hanno fatto di tutto per coprire i casi di pedofilia. In questi giorni, ci si interroga anche sulle responsabilita’ dello stesso Papa: il New York Times afferma ad esempio che Ratzinger era a conoscenza degli abusi su almeno 200 bambini sordi commessi negli Stati Uniti da un sacerdote e che pur sapendo non l’ ha dimesso dalle sue funzioni. Se si parla tanto di Chiesa e di pedofilia in altri paesi, l’Italia non e’ evidentemente indenne. Nel libro “Il peccato nascosto” (ed. Nutrimenti), curato da Luigi Irdi, sono state raccolte le denuncie presentate negli ultimi anni in diverse procure italiane e si capisce che anche qua le gerarchie hanno cercato di nascondere gli scandali. Quando vengono denunciati, i casi di pedofilia rischiano di cadere in prescrizione. Infatti, in Italia, la prescrizione arriva dieci anni dopo i fatti. In altri paesi non e’ cosi, ad esempio, in Francia, una persona vittima di abusi sessuali durante l’infanzia puo denunciarli fino a dieci anni o vent’anni dopo il compimento della maggiore eta’, dipende se il molestatore e’ un familiare o meno. La questione della prescrizione per questo tipo di crimine è stata anche molto discussa in Svizzera, dove un referendum e’ stato organizzato nel 2008. Li e’ prevalsa l’emozione, e la prescrizione per i casi di pedofilia e’ stata tolta.

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