Kosovo: buone notizie dalla Serbia

Arrestate dalle autorità serbe nove persone, accusate di aver preso parte alla distruzione, al saccheggio e all’eccidio di civili nel villaggio di Ciuska, nel Kosovo occidentale, il 14 maggio 1999.

I nove, all’epoca appartenenti al gruppo paramilitare ‘Shakalì’, sarebbero solo una parte del commando responsabile del massacro, del quale farebbero parte almeno altre 17 persone, tuttora latitanti.

Questi arresti costituiscono un segnale importante che testimonia il fatto che, tra innumerevoli difficoltà politiche e culturali, in Serbia qualcosa si sta muovendo nella direzione di una rielaborazione della recente vicenda bellica e del ruolo svolto dalle forze regolari e paramilitari serbe nel conflitto.

Abbiamo parlato di tutto questo con Benjamin Ward, responsabile dell’Ufficio per Europa e Asia Centrale di Human Rights Watch, organizzazione i cui dossier hanno contribuito largamente all’istruzione delle indagini che hanno condotto agli arresti.

Benjamin Ward descrive un quadro complesso, in cui non solo la Serbia, dove “la questione del suo coinvolgimento in abusi durante la guerra resta tuttora problematica”, ma anche altri stati della regione oppongono resistenze all’accertamento di responsabilità per i crimini di guerra commessi durante l’ultimo conflitto.

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