Palestina: a Bil’in niente stranieri di venerdì
A cura di Khaldoun • 15 marzo 2010Nella notte del 15 marzo l’esercito israeliano è entrato nel Bil’in, il paese cisgiordano simbolo della lotta popolare palestinese, per affiggere un ordine di “chiusura militare” con annessa una cartina: si tratta di un ordinanza che inibisce l’accesso a tutti i non residenti nell’area compresa tra il villaggio ed il “muro di separazione” tutti i venerdì dalle 8 alle 20 per i prossimi sei mesi, pena l’arresto. Si tratta di un tentativo per impedire la partecipazione degli attivisti israeliani ed internazionali alle manifestazioni non violente che si tengono da 5 anni ogni venerdì vicino al muro. Una simile ordinanza è stata distribuita venerdì scorso durante la manifestazione settimanale contro il muro di Nil’in, ma in questo caso è quasi tutti il paesino ad essere interdetto ai non residenti.
L’ordinanza è firmata dal generale Avi Mizrahi, fresco di nomina a capo del Comando Centrale, a differenza di quanto avviene solitamente quando a firmare sono ufficiali di grado inferiore ed è motivata da esigenze di ordine pubblico. Secondo il rappresentante legale del Comitati Popolari si tratta di un abuso di potere da parte dei militari, dato che le ordinanze “non sono fatte per impedire manifestazioni”: le proteste sono una attività civile, non una questione militare.
La protesta dei comitati popolari palestinesi è oggetto da mesi di una repressione crescente fatta di repressione violenta delle manifestazioni, arresti di massa, incursioni notturne nei villaggi, persecuzioni giudiziarie e restinzioni di movimento anche per i cittadini israeliani e stranieri. Tuttavia la mobilitazione sembra contagiosa e le manifestazioni non-violente contro il muro del venerdì si sono estese a sempre più villaggi e a seconda dei luoghi sono diventate contro le colonie israeliane e a Gerusalemme Est dove sono invece contro le espulsioni a danno delle famiglie palestinesi. Ovunque si tengano le proteste sono iniziative delle comunità locali accompagnate e sostenute dai pacifisti israeliani e da attivisti internazionali. Questo tentativo di impedire la partecipazione dei non residenti alle manifestazioni di Bil’in e NIl’in può essere letto da una parte come un modo per fiaccare ed aver mani più libere durante la repressione delle manifestazioni, dall’altra come un segnale di debolezza del governo israeliano di fonte alla strategia dell lotta non violenta che sta prendendo piede nei territori palestinesi occupati.



