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Richiedenti asilo: dieci mesi di respingimenti

A cura di Marzia Coronati • 10 Marzo 2010

I profughi respinti nei nostri mari vengono rinchiusi nelle carceri libiche per diversi mesi, per poi essere rimpatriati nei loro paesi. Li’ li attendono, nella maggioranza dei casi, il carcere e i lavori forzati.

Ascolta “Noi difendiamo l’Europa”, il documentario del giornalista Roman Herzog che raccoglie le testimonianze dei detenuti nelle carceri libiche

A dieci mesi di distanza dal primo respingimento in mare dei richiedenti asilo provenienti dalle coste libiche, il giornalista Gabriele Del Grande disegna per Peacereporter il quadro della situazione attuale. “Molti dei respinti sono stati rimpatriati nei loro paesi. Ma non i rifugiati politici, somali e eritrei, che sono ancora in carcere. I primi si trovano in due campi, a Tripoli e a Gatrun, mille chilometri piu’ a sud, in pieno deserto. Gli eritrei invece sono divisi tra Misratah, Zlitan, Garaboulli e, le donne, Zawiyah” scrive Del Grande.

Per un eritreo o per un somalo, tornare in patria significa automaticamente carcere e persecuzioni, ma anche rimanere in Libia comporta grandi sofferenze. Nel centro di detenzione di Garabulli sono in centosettanta, rinchiusi in celle di trenta metri quadrati, dove vengono stipate fino a quaranta o cinquanta persone.

Gli sbarchi in Sicilia si sono azzerati negli ultimi mesi. Nel 2009 sono arrivate via mare poco piu’ di novemila persone a fronte di oltre 36mila giunte l’anno precedente. Dall’inizio dei respingimenti, nel mese di maggio, il numero degli arrivi e’ calato addirittura del novanta percento.

Clicca qui per leggere il reportage Di Peacereporter a cura di Gabriele Del Grande

L’approfondimento di Passpartu’

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