Amisnet : Informazione Sociale Quotidiana

L’ Iraq al voto: una partita a scacchi tra Iran e USA

A cura di Khaldoun • 9 marzo 2010

Il 7 Marzo si sono tenute le seconde elezioni legislative iraqene dell’era post Saddam.  Per i risultati bisognerà aspettare il 12, nel frattempo il primo dato significativo è l’affluenza alle urne: il 62% degli aventi diritto si sono recati alle urne, un dato che indica una crescita rispetto alle scorse elezioni pronciali ma un significativo calo rispetto al 73% delle scorse legislative. Da segnalare che anche i sunniti hanno partecipato al voto, nonostante tutte le polemiche per l’esclusione dalle liste elettorali di molti esponenti politici ritenuti legati al passato regime. Buona anche la tenuta della polizia iraqena, per la prima volta chiamata a proteggere le operazioni di voto dopo che l’esercito statunitense si è ridispiegato al di fuori dei centri urbani: la maggior parte degli attacchi sono stati colpi di mortaio o razzi Katuisha, mentre la stragrande maggiornaza delle 38 vittime sono dovute ad un aingolare attacco dinamitardo avvenuto nella capitale, certo non siamo alla normalità ma considerata la situazione ed il fatto che nessun seggio sia stato colpito si può considerare una vittoria.

La campagna elettorale si è svolta molto brevemente ed è stata dominata da una parte dal dibattito sull’esclusione di molti candidati in odor di ba’asismo, che secondo gli osservatori è stata guidata dalla longa manus iraniana e dall’altra parte da quelli sui presunti finanziamenti sauditi alle formazioni filoccidentali. Le elezioni iraqene sono state l’ennesimo capitolo della partita a scacchi tra Iran e Stati Uniti che si gioca su tutti gli scenari di crisi del Medioriente e dell’ Asia centrale, dalle tensioni in Libano, a quelle in Palestina e Yemen fino ad arrivare al ruolo della Repubblica Islamica nella stabilizzazione dell’ Afghanistan. UNa partita che ha contribuito a scatenbare una guerra fredda all’interno del mondo arabo islamico che vede contrapposto un blocco filoccidentale guidato da Egitto ed Arabia Saudita sotto la benevola ala americana, dall’altro un blocco costituito da Iran, Siria e dai loro alleati regionali Hizbullah e Hamas. Uno scontro rappresentato erroneamente come tra sciiti e sunniti sulla stampa occidentale, ma che in realtà ha ben poco a che fare con questioni religiose quanto con questioni di controllo di risorse strategiche ed energetiche. Mentre il mondo arabo è polarizzato intorno alle due potenze che cercano di contendersi il dominio del medioriente, una terza potenza anch’essa non araba sta emergendo come mediatrice: la Turchia, che è sempre più protagonista sullo scenario regionale, mentre gli Stati Uniti si spendono per cercare di portare dalla loro parte la Siria che invece continua a dar prova della tradizionale abilità di trattare su due tavoli che finora ha dato buoni frutti, con l’uscita di Damasco dall’isolamento diplomatico e con il blocco libanese “antisiriano” che è dovuto venire a patti con Hizbullah.

Il commento di Hasan Khalef, Human Rights Network Kirkuk, ai microfoni di Scirocco

Comments are closed.