Passpartù 22: Trappole italiane

La notte tra il 28 febbraio e il primo marzo, mentre in tutta Italia ci si preparava allo sciopero dei migranti, il centro di identificazione ed espulsione di Roma, il Cie di Ponte Galeria si preparava a un importante cambio di gestione. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è passata infatti nelle mani della cooperativa Auxilium. Questa puntata di Passpartù è dedicata a quelle persone che avrebbero voluto partecipare allo sciopero ma non hanno potuto, perchè rinchiuse nei centri di identificazione ed espulsione presenti su tutto il territorio italiano, dodici strutture per una capienza totale di 1806 posti. Entreremo in queste carceri, raccontadovi la vita di chi ci si trova dentro. Parleremo anche di una vicenda torinese: il caso dei sei ragazzi appartenenti al movimento antirazzista piemontese, incarcerati per avere protestato davanti al Cie di Torino. In chiusura Ritmi, l’angolo musicale a cura di Elise Melot.

Con una capienza di oltre 350 posti, il Cie di Ponte Galeria si aggiudica il primato di centro di identificazione ed espulsione più grande d’Italia. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è passata nelle mani della cooperativa Auxilium, che fa capo ai fratelli Chiorazzo. Ai Chiorazzo è affidata anche la gestione del Centro di accoglienza richiedenti asilo di Policoro, in Puglia, e ora hanno vinto l’appalto per la gestione del Cie di Ponte Galeria. Una vittoria che per  qualcuno era scontata, nonostante i due fratelli siano dal 2008 sotto inchiesta: l’accusa è quella di avere messo in piedi un’associazione a delinquere finalizzata a reati come turbativa d’asta e corruzione.
Il giorno in cui è avvenuto il passaggio di consegne, l’emittente romana Radio Onda Rossa ha registrato una telefontata con uno dei detenuti di Ponte Galeria, che descriveva le proteste avvenute durante quella notte, della rivolta di cui parla però non si è saputo più nulla, e gli unici mezzi ad averne dato notizia sono Indymedia e Radio Onda Rossa. La mattina di due giorni dopo, mercoledì tre marzo, Simone Ragno, consulente del garante dei detenuti della Regione Lazio che presta servizio presso il Cie di Ponte Galeria a Roma, ha visitato la struttura, Ragno ci ha descritto un’atmosfera di disordine dovuta al cambio di gestione, ma non un’atmosfera rivoltosa. Eppure da dentro le mura di via Corelli, il Cie di Milano, è iniziato uno sciopero della fame, e gli scioperanti ci hanno assicurato che la protesta si sta propagando in molti altri centri di Italia, tra cui Ponte Galeria e Gradisca di Isonzo. Abbiamo telefonato a Mamadou, detenuto a via Corelli e in sciopero della fame dal tre marzo. E’lui che ci ha spiegato i motivi dello sciopero. “Sono tanti i motivi : i tempi di detenzione sono troppo lunghi, viviamo come topi, la roba da mangiare fa schifo. Ci trattano come detenuti, ma in realtà siamo solo vittime della Bossi-Fini.L’Italia ci ha tradito, noi vogliamo essere liberi come gabbiani”.
Mamadou è cresciuto in Italia, come lui, sono molte le persone che si trovano dentro i Cie nonostante vivano in Italia da molti anni. Il giornalista Gabriele Del Grande, ideatore del blog Fortress Europe, tra ottobre e novembre del 2009, dopo l’inizio della poltica dei respingimenti in mare voluta dal nostro governo, ha visitato diversi centri di identifacazione ed espulsione italiani e ha avuto modo di incontrare diversi detenuti, “molti di loro ” racconta “sono persone che sono cresciute in Italia e che nei loro paesi di origine non hanno nè amici nè familiari”.

Mamadou ci ha raccontato che un altro motivo dello sciopero è l’arresto ingiusto degli amici di Torino. La storia a cui fa riferimento è quella del 23 febbraio scorso, quando a seguito di una maxi-operazione della Digos, sei persone appartenenti ai movimenti antirazzisti torinesi sono state tratte in arresto. L’accusa è quella di associazione a delinquere semplice, che secondo la procura e’ stata creata dagli imputati per istigare le rivolte all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Attualmente tre persone si trovano in carcere, altre tre agli arresti domiciliari, un ragazzo ha il divieto di dimora nella provincia di Torino e circa settanta sono i nomi che compaiono nel processo. Il 9 marzo ci sarà l’udienza davanti al tribunale del riesame, per discutere sulla revoca, la sostituzione, o il mantenimento delle misure. Per chi volesse seguire la vicenda o sapere di più sulle azioni portate avanti dagli antirazzisti torinesi, vi invitiamo a visitare il sito www.autistici.org/macerie.

Ibrahim, detenuto al carcere di Via Corelli, ci tiene a denunciare un’altra situazione: l’arrivo, nel Cie milanese, di persone che hanno partecipato alla sanatoria di colf e badanti, e che quindi dovrebbero essere automaticamente regolari sul territorio italiano. La denuncia di Ibrahim arriva insieme alla pubblicazione di un articolo uscito su Repubblica il 4 marzo a firma di Paolo Rumiz “Si tratta di una sanatoria trappola”, scrive il giornalista. Secondo le indicazioni del Viminale infatti chi chiede di accedere alla sanatoria, ma in passato non ha rispettato un ordine di espulsione, verrà rispedito al paese di provenienza. All’origine di tutto, scrive Rumiz, “la contraddizione insita nella precedente legge Bossi-Fini, che all’articolo 14 individua nella mancata ottemperanza all’espulsione un reato punibile con l’arresto obbligatorio.

Ospiti della puntata: Ibrahim e Mamadou, Gabriele Del Grande, Simone Ragno, Claudio Novaro
In redazione: Elise Melot e Andrea Cocco
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati

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