Iraq, aspettando il voto

Dopo numerosi rinvii e le polemiche sull’elegibilità o meno di candidati considerati vicini al vecchio regime baasista, siamo giunti finalmente alla vigilia delle elezioni legislative iraqene, previste per il 7 marzo.  A pochi giorni dall’apertura delle urne sta per chiudersi la brevissima campagna elettorale, totalmente o quasi incentrata sulle liste e senza alcun dibattito riguardo ai programmi dei partiti in lizza. Nelle ultime settimane il paese è stato protagonista di una crescita di attentati ed intimidazioni a danno di cittadini comuni e giornalisti che ha determinato un clima di altissima tensione. Nel frattempo nei palazzi di Baghdad si pensa già alle alleanze post elettorali, dato che sembra chiaro che nessuna delle 5 principali fazioni in campo potrà formare un governo autonomamente. A tutto questo và aggiunta la pesante influenza della battaglia geopolitica tra Iran e Stati Uniti di cui l’ Iraq è la scacchiera: secondo molti analisti i partiti sciiti che si sono battuti per l’esclusione dei sunniti in odor di baasismo sono la longa manus di Teheran, mentre gli Stati Uniti sembrano aver perso libertà di manovra con i propri alleati locali di pari passo con la crescente restituzione della sovranità alle autorità iraqene.

Di seguito l’intervista realizzata per la puntata di Scirocco, voci dal Mediterraneo di questa settimana

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