Roma: in piazza contro il regime eritreo
A cura di Marzia Coronati • 18 Febbraio 2010Un sit-in davanti alla sede dell’Onu per ringraziare della risoluzione 1907 approvata a dicembre del 2009. La 1907 prevede l’embargo sulla vendita di armi e il congelamento dei beni all’estero riconducibili alla nomenclatura che sostiene la dittatura di Isaias Afewerki.
La manifestazione, prevista per il 19 febbraio, e’ stata indetta in contrapposizione a quella che si terra’ a Ginevra il 22 febbraio, promossa dal regime eritreo.
“Stiamo manifestando per ringraziare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per avere chiesto l’applicazione di piu’ sanzioni contro il regime eritreo, affinche’ venga rispettata la legalita’ e siano garantiti i Diritti Umani”.
Inizia cosi’ il comunicato stampa firmato da un gruppo di persone di origine eritrea che vivono in Italia. Sono rifugiati politici, che chiedono il rispetto dei diritti umani in Eritrea e una soluzioone al conflitto con l’Etiopia.
Per richiamare l’attenzione della comunita’ internazionale sulla situazione interna dell’Eritrea, e’ stata indetta per il 19 febbraio una manifestazione di fronte al palazzo dell’Onu. “Manifestiamo per chiedere che venga rispettata la risoluzione dell’Onu dell’Aprile 2002, che ha stabilito il confine dei due paesi belligeranti” si legge nel comunicato, ” e affinche’ si metta fine agli abusi perpetrati e motivati dal governo eritreo con l’irrisolto conflitto con l’Etiopia, un alibi per non avviare il processo di democratizzazione nel paese”.
I partecipanti alla manifestazione confluiranno alle nove del mattino a Piazza Venezia, per un sit-in davanti alla Sede delle Nazioni Unite; successivamente, consegneranno una lettera al rappresentante delle Nazioni Unite in Italia.
Il 22 febbraio invece un corteo promosso dal governo eritreo sfilera’ per le strade di Ginevra, sollecitando il consiglio di sicurezza dell’Onu ad annullare una misura “ingiusta contro il popolo eritreo prodotta sulla base di informazioni fabbricate”.
Secondo le Nazioni Unite in Eritrea, ultima dittatura comunista dell’Africa, bil dittatore Isaias Afewerki ha commesso un record di atrocita’ che batte quello della Corea del Nord. La vita degli eritrei in patria e’ cosi’ difficile che in molti hanno deciso di scappare, e lo scorso anno il dieci per cento delle persone sbarcate a Lampedusa proveniva proprio da questo paese. Oggi gli eritrei rappresentano la prima nazionalita’ di rifugiati in Italia. Nonostante cio’, sembra che l’Italia stia puntando ormai da tempo all’ex colonia: dai progetti di Italcantieri gestita da uomini in affari con Paolo Berlusconi, il fratello, agli imprenditori casertani in contatto con prestanome dei casalesi, fino al finanziamento di 122 milioni di euro in quattro anni concesso il 7 settembre 2009 dalla Commissione europea grazie alla mediazione italiana. Per saperne di piu’, ascolta la puntata di Passpartu’ realizzata nell’ottobre del 2009.



Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato per imporre sanzioni all’Eritrea. Questa decisione si basa su una campagna menzognera che accusa il paese di sostenere militarmente i ribelli somali. Le sanzioni sono in realtà destinate a rafforzare gli interessi strategici di alcune superpotenze nel Corno d’Africa. Mentre l’Eritrea paga ingiustamente il prezzo per la sua indipendenza. Gli antimperialisti aderiscono alle manifestazioni contro la decisione sanzionatoria dell’ONU previste in molti paesi.
Trentaquattro minuti. Questo è il tempo impiegato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU per decidere del destino dell’Eritrea. Il Consiglio ha così approvato la Risoluzione 1907/2009 che impone sanzioni a questo piccolo paese del Corno d’Africa. Ma questa decisione si basa su informazioni false e una campagna di menzogne condotta principalmente dagli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Uganda. Solo la Cina si è astenuta, mentre la Libia ha votato contro.
L’Eritrea è accusata di fornire armi e munizioni ai gruppi armati islamisti in Somalia e di mantenere il conflitto con i suoi vicini, Etiopia e Gibuti. E’ ovvio che i membri del Consiglio di Sicurezza che hanno votato per imporre sanzioni non sanno nulla della storia dell’Eritrea, né della situazione in Somalia. Il governo di Asmara, d’altra parte, ha ripetuto all’infinito alle Nazioni Unite che non ha fornito armi ai gruppi dei ribelli somali. Non solo non ha i mezzi per farlo, ma ha avanzato precise proposte per la risoluzione della crisi in Somalia, ad esempio quella di aprire un dialogo al fine di conciliare tutte le parti somale coinvolte, ma senza interferenze straniere.
Le Nazioni Unite non hanno tenuto in alcuna considerazione queste proposte, hanno invece accusato l’Eritrea. Ma non era l’Eritrea ad aver creato il problema in Somalia. Non è lei che ha invaso il paese, né violato l’embargo sulle armi del 1992. Chi sono i veri responsabili quindi?
Nessun altro se non proprio quelli che oggi guidano il Consiglio di Sicurezza.
Il Corno d’Africa è per Washington una zona strategica dove cerca di installare una base militare. Il suo scopo? Controllare il Medio Oriente e l’accesso dell’Africa verso l’Oceano Indiano. Etiopia e Gibuti sono dalla sua parte. Ma la Somalia non ha un governo da 20 anni e il paese è precipitato nel caos. Quando il movimento delle “Corti Islamiche” è riuscito a portare la pace nel paese nel 2006, l’esercito etiope, sostenuto da Washington, ha invaso Mogadiscio. Da allora la situazione è andata di male in peggio. Poi c’è l’Eritrea, che tiene testa alle potenze imperialiste e persegue una politica indipendente.
E’ proprio per questo motivo che oggi è sotto il loro fuoco. Il governo di Asmara fa del suo meglio, con i limitati mezzi a sua disposizione, per proteggere il suo popolo dal saccheggio e dal bullismo dalle potenze coloniali. L’economia del paese si basa principalmente su una agricoltura in via di sviluppo, e il governo fa enormi sforzi per innalzare gli standard educativi, mentre la rete di infrastrutture è relativamente ben sviluppata. Inoltre, il paese ha importanti giacimenti d’oro, rame, gas e petrolio che non sono ancora stati sfruttati. Queste materie prime stuzzicano gli appetiti delle potenze neo-coloniali. Ma l’Eritrea sta seguendo il suo modello di sviluppo e vuole cedere le sue ricchezze al miglior offerente. Un esempio per gli altri paesi della regione.
Gli Stati Uniti stanno per questo cercando di emarginare l’Eritrea. Questo è il motivo che ha causato le sleali sanzioni inflitte a questo paese. Ma i membri del Consiglio di Sicurezza devono prendere in considerazione tutti i fatti e gli elementi disponibili, al fine di trovare una soluzione pacifica ai problemi del Corno d’Africa. Manifestazioni in Europa, Stati Uniti e Australia sono previste il 22 febbraio per appellarsi al Consiglio di Sicurezza affinché riconsideri la sua decisione.
I paesi hanno bisogno di pace in Africa. Non hanno bisogno di trafficanti d’armi, invasioni o sanzioni.
CONTINUERò A SCRIVERE PER SALVARE QUEL PIZZICO DI DEMOCRAZIA CHE RESTA! VI RINGRAZIO COMUNQUE PER LA SQUISITA OSPITALITà!!!
Walter