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‘Ndrangheta: indiani e pachistani riempiono le tasche delle cosche

A cura di Marzia Coronati • 8 Febbraio 2010

La polizia calabrese fa luce sul traffico di essere umani gestito dalla ‘Ndrangheta. Come si legge da un articolo di “Peacereporter” a firma di Gian Luca Ursini, il traffico di uomini iniziato più di venti anni fa con lo sbarco di curdi sans papier, ora può contare su una solida organizzazione.

Il traffico scoperto grazie alle operazioni della squadra mobile calabrese consisteva nel raggiro di disperati indiani e pachistani che volevano inseguire il miraggio di un lavoro ben retribuito in Italia. Gli asiatici pagavano da un minimo di 10 a un massimo 16mila euro a testa, per un servizio completo che andava dal falso contratto presso un fittizio piccolo imprenditore calabrese della Locride, all’assistenza all’arrivo presso dei mediatori culturali inseriti nel meccanismo criminale. Pochi giorni dopo l’arrivo in Calabria i lavoratori venivano forzati a presentare richiesta spontanea di licenziamento, e da quel momento si affidavano ai loro nuovi ‘caporali’ pachistani che li smistavano su Mantova, Cremona (dove si trovava Singh Sharma, il ‘capoccia’ degli affiliati orientali alle cosche calabresi), Brescia, Piacenza; un meccanismo ben oliato, che andava avanti, secondo il procuratore antimafia di Reggio Giuseppe Pignatone, almeno dal 2003.

Secondo la polizia calabrese, solo negli ultimi due anni le due cosche Cordì di Locri e Iamonte di Melito POrto Salvo hanno guadagnato da questo traffico oltre sei milioni di euro.

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