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Passpartù 18: La casa dei sogni

A cura di Marzia Coronati • 5 febbraio 2010

Lo sgombero del Casilino ’900, il campo nomadi tra i più grandi d’Europa, sta per essere ultimato. Le ruspe lavorano incessantemente ormai da più di due settimane  e nell’area dove per oltre quaranta anni hanno vissuto centinaia di persone oggi sono rimaste solo poche famiglie, in attesa di essere anche loro trasferite nei campi autorizzati alle porte di Roma. In questa puntata di Passpartù parleremo di questo sgombero, ma anche di quello di un altro importante insediamento, in Toscana, a pochi chilometri da Firenze. Cercheremo poi di capire quali sono le alternative ai campi, autorizzati e non, e se in Italia queste alternative siano realizzabili. In chiusura Ritmi ci farà ballare con cinque minuti di musica brasiliana, Buon ascolto!

“Mesemrom”, che in lungua romanì significa “Io sono rom”, è un lungometraggio realizzato da Ermelinda Coccia, Davide Falcioni e Andrea Cottini e accompagnato dalle musiche di Gabriele Campioni e dei Rossopiceno. Il documentario racconta le vicende del Casilino ’900 attraverso le voci dei suoi abitanti. Quando gli autori hanno iniziato le riprese, ad aprile del 2009, dello sgombero ancora non si sapeva nulla. “La nostra idea era quella di riprendere la quotidianità di un rom, ma ci siamo ritrovati in mezzo a diverse vicende, dall’approvazione del piano nomadi deciso dal Comune allo sgombero” racconta Ermelinda Coccia. Il piano nomadi romano, approvato la scorsa estate dalla giunta Alemanno e applaudito da molti come una grande rivoluzione, prevedeva lo smantellamento dei campi spontanei e la messa a punto di tredici campi autorizzati, costruiti alle periferie delle capitale. Le operazioni di sgombero del Casilino’900 rientrano proprio in questo provvedimento. “Il piano nomadi si sta portando avanti senza incidenti e l’amministrazione sta anche ascoltando le proposte dei rom, ma questo deve essere solo un primo passo verso l’integrazione delle comunità nella capitale” dice Najo Adzovic, abitante e portavoce del campo.C’è dialogo con le istituzioni dunque, ma c’è anche paura di ricreare situazioni uguali o peggiori di quelle che si stanno lasciando. I tredici campi autorizzati, come il Roma River di Via Tiberina o il campo di Via Salone, dove sono state trasferite molte delle famiglie del Casilino ’900, ospitano già migliaia di persone che cercano con difficoltà di convivere insieme pacificamente.

In Toscana le cose non vanno meglio. Il 16 gennaio a Sesto Fiorentino, senza preavviso, il comune ha attuato lo sgombero dell’insediamento dell’area ex-Osmatex. Andrea Bassetti, di Medici per i diritti umani (Medu) di Firenze, è un medico, responsabile del settore rom di Medu  e tra i promotori del progetto “Un camper per i diritti”. Da circa tre anni Medu si trovava all’interno dell’insediamento, dove vivevano da oltre sei anni tra le 100 e le 150 persone, tutte rom provenienti dalla Romania, “vivevano in condizioni igienico-sanitarie pessime” racconta Andrea “ma Medu in questi tre anni era riuscita a costruire un rapporto di fiducia con gli abitanti del campo che a poco a poco avevano cominciato a farsi curare dai medici. Ma poi all’improvviso, è avvenuto lo sgombero”. Quel giorno Medu si è attivata per fare in modo che le ottanta persone lasciate per strada non dormissero all’addiaccio in quella sera di inverno. Graziue ad associazioni, parrocchie e volontari  sono riusciti a far dormire al coperto i soggetti piu fragili per tre giorni. Successivamente la chiesa valdese di Firenze ha ospitato per una settimana circa una sessantina di loro, e alla fine della settimana è arrivata la decisione del comune di Firenze e di Sesto Fiorentino: rimpatrio volontario per molti e per gli altri, forse, il trasferimento in un altro campo.
Ma è possibile che non ci siano altre soluzioni? In realtà esistono altre alternative. Un’esperienza è quella attivata due anni fa dal Comune di Reggio, in Emilia Romagna. Si tratta di un progetto di microarea costruita per un gruppo di famiglie di origine sinti, che dai campi sono state trasferite in degli appartamentui. “Il progetto è stato attivato per ottemperare alle direttive europee in fatto di integrazione dei nomadi e gode di un  finanziamento di natura statale, a cui il comune ha contribuito solo in parte” ha spiegato l’assessore alle politiche sociali del Comune di Reggio Matteo Sassi.
Effettivamente le microaree sembrano essere un vero grande passo verso l’integrazione. Così come anche un altro esperimento che si è provato a fare a Roma, proprio all’interno del Casilino ’900, il campo che oggi sta per essere completamente smantellato. Il tentativo che era stato fatto assieme a un gruppo di architetti dell’università Roma Tre era quello di autocostruzione delle case. I rom sono da secoli abituati a costruire le proprie abitazioni con materiali ricilicato e a basso costo, aveva pensato il team di architetti e di rom ideatori dell’iniziativa, si può quindi pensare a uno scambio di buone pratiche e conoscenze costruendo insieme delle abitazioni eco-sostenibili ed economiche. Quel progetto però non ebbe mai seguito e dopo la prima autocostruzione realizzata si fermò. “E’difficile portare avanti questo tipo di progetti a Roma, così come le esperienze di microaree. La città è troppo grande e i nomadi troppo numerosi” spiega Najo Adzovic. Di microaree invece ne sa qualcosa la città di Pisa, dove per otto anni si è realizzato il progetto “Città Sottili”.  Città Sottili era un progetto realizzato grazie all’associazione toscana Africa Insieme. Questa esperienza di trasferimento dei rom dai campi alle case, che andava avanti dal 2002 e che era una delle piu antiche e famose della nazione, a dicembre scorso è stata costretta a chiudere. La regione, che finanziava il progetto, ha deciso di non stanziare più fondi e le 300 persone che abitano nelle case che  gli enti pubblici gli affittano tra poco saranno sotto sfratto. L’alternativa? Probabilmente il ritorno nei campi.

Ospiti della puntata: Najo Adzovic, Ermelinda Coccia, Andrea Bassetti, Sergio Bontempelli, Matteo Sassi
In redazione: Elise Melot
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati

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