Casilino ‘900: chiusa una porta si apre un portone?

La comunità kosovara e macedone  al  Roma River, una parte della comunità montenegrina a via Salone, un’altra a Candoni. Lo sgombero del Casilino ‘900, uno dei più grandi campi rom di Europa, è quasi terminato. Ma il trasferimento nei campi autorizzati, sostiene la comunità rom, “deve essere solo una fase di passaggio verso l’integrazione”.
Nella prossima puntata di Passpartù si parlerà delle ultime operazioni di sgombero del Casilino ‘900, ma anche delle soluzioni alternative ai campi nomadi.

Oltre ai trasferimenti nei campi autorizzati, molte famiglie sono state tradotte a Castelnuovo di Porto, in attesa di riconoscimento dell’asilo politico o del permesso di soggiorno umanitario. Circa duecento persone poi, ancora si trovano al Casilino ‘900, in attesa di un alloggio. “I posti nei campi autorizzati sono esauriti” spiega Najo Adzovic, portavoce del Casilino ‘900 “ora stiamo cercando, insieme all’amministrazione, di trovare una soluzione a questo problema.
“C’è un forte dialogo con le istituzioni.  Stanno dando voce alla comunità rom e per ora l’operazione piano nomadi sta funzionando senza incidenti”.

Ma la soluzione non può essere quella definitiva, spiega Adzovich. “Per ora soluzioni alternative – come le cosiddette microaree o gli esperimenti di autocostruzione delle case – a Roma non sono realizzabili, la città non è pronta. Ma spero che questi campi autorizzati non siano stanziali, ma solo un passaggio per inserire la comunità rom nel contesto civile italiano”.

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