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Migranti in piazza: da Rosarno a Roma

A cura di Marzia Coronati • 2 febbraio 2010

“I mandarini e le olive non cadono dal cielo”. Inizia con questa frase la lettera scritta da un gruppo di lavoratori africani che dopo i famigerati fatti rosarnesi si sono riversati nella capitale. L’appello à stato letto nel corso di una conferenza promossa dalla Rete Antirazzista Romana a piazza S. Marco, Roma.

Sono circa un centinaio. I più fortunati hanno trovato accoglienza nei centri sociali o nelle occupazioni della capitale, gli altri dormono sotto i portici della stazione Termini. I lavoratori di Rosarno che sono arrivati a Roma non hanno documenti, lavoro, casa.  “La Rete Antirazzista Romana sta cercando di offrire a queste persone la migliore accoglienza possibile, di fronte all’inerzia delle istituzioni locali” spiega Eva, della campagna Yo Migro.

Grazie al lavoro della Rete Antirazzista i migranti sono riusciti a parlare pubblicamente, martedì 2 febbraio, ai piedi del Campidoglio. Due ore di scambi e dibattiti, prima del pranzo alla Caritas. Il sit-in è stato anche occasione per rendere pubblica una lettera scritta in più mani e in più lingue, con cui gli ex-braccianti avanzano una richiesta precisa: il permesso di soggiorno a tutti per motivi umanitari, in quanto vittime dello sfruttamento. Il giusto risarcimento al danno che gli è stato procurato.

“Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove dormire, senza i nostri bagagli e con i salari ancora non pagati nelle mani dei nostri sfruttatori” si legge nella lettera che porta la firma dell’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno a Roma. “Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono. Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani”.

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