Turchia: ancora repressione per i Curdi

Continua ad abbatersi la mannaia della repressione di Ankara nel Kurdistan turco. Gli arrestati si contano ormai a centinaia, tra loro 12 sindaci ed amminitratori locali, le speranze di una soluzione politica dell’annoso conflitto aperte dal premier Erdogan con la sua “iniziativa curda” stanno sparendo schiacciate dalle operazioni di polizia nel sud est del paese e da quelle militari oltreconfine, nella regione curdo-iraqena. Dopo lo storico discorso del premier davanti al parlamento di Ankara, il primo in cui si parlava della questione curda non solo in termini securitari, c’era stata l’apertura di credito da parte del leader del PKK, il partito dei lavoratori curdi, Abdullah Ocalan che ha sostenuto l’iniziativa di gruppi di guerriglieri che sono usciti dalla clandestinit? per portare un messaggio di pace e dimostrare la propria buona volont?. A turbare il clima incoraggiante sono arrivati gli arresti e lo scioglimento da parte della Corte Suprema della principale formazione politica curda, il DTP (Partito della Societ? Democratica),? accusata di connivenza con i “terroristi” del PKK.? Il DTP ? il quinto partito curdo messo fuori legge negli ultimi anni, ormai i curdi sono organizzati ed infatti ? subito nato il BDP (Partito per la Pace e la Democrazia) a riunire gli eletti nelle file del DTP cui non ? stata preclusa l’attivit? politica. Secondo Mehmet Yuksel dell’ Ufficio per l’Informazione sul Kurdistan in Italia (UIKI) il pugno duro del governo ? dovuto all’approssimarsi delle elezioni ed alla debolezza del partito di Erdogan, l’islamico AKP, caduto in balia delle spinte nazionaliste dei militari.

Sulle pagine del giornale “Il Manifesto” il leader carismatico dei curdi-turchi Abdullah Ocalan ha voluto far conoscere la propria opinione, collocando la lotta del suo popolo nel contesto delle lotte globali contri il sistema neoliberista, difatti la Turchia sta assumento un ruolo diplomatico importante sullo scacchiere mediorientale, diventando sempre pi? centrale per gli interessi geopolitici che si intecciano in quell’area tormentata. L’articolo di Abdullah Ocalan comparso sulle colonne del Manifesto dovrebbe essere il primo di una serie, ma nel frattempo ? arrivata la protesta formale del governo turco che sottolinea l’incompatibilit? del regime carcerario cui ? sopposto il leader con la collaborazione con un giornale. Ocalan, che si trova da oltre 10 anni confinato in isolamento totale nel carcere-fortezza dell’ Isola di Imrali, ha da poco finito di preparare una propria “road map” per una soluzione pacifica del conflitto nel sud est della Turchia, ma il testo ancora non ? stato reso pubblico dalle autorit? carcerarie turche.

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