L’Italia, un paese che fa ammalare

Arrivano dai loro paesi di origine in perfetta forma fisica, ma le condizioni proibitive in cui sono costretti a vivere e lavorare li indeboliscono e li fanno ammalare. Medici Senza Frontiere denuncia il dramma del bracciantato straniero nel meridione italiano.

In Puglia e in Campania per la raccolta dei pomodori, in Sicilia per le fragole e in Calabria per le arance. Da oltre sette anni una squadra di Medici senza frontiere (Msf) segue i migranti che ciclicamente si muovono per le campagne del meridione in cerca di lavoro.
Attrezzati di cliniche mobili, i medici visitano i diversi siti dove la popolazione migrante si istalla, cercando di migliorare le condizioni igienico-sanitarie e l’accesso all’acqua, predisponendo servizi igienici, distribuendo secchi e sapone.
Un team di Msf era presente anche a Rosarno, prima che le rivolte che hanno riempito le pagine dei quotidiani nazionali in questi giorni portassero al trasferimento dei raccoglitori di arance.
“Vivevano in condizioni decisamente al di sotto degli standard minimi di sopravvivenza, dormendo
sotto tenda in pieno inverno e senza possibilità di farsi una doccia alla fine della giornata lavorativa. Potete immaginare come tutto era continuamente umido e freddo e come fosse difficile riposarsi” racconta Alessandra Tramontano, coordinatore medico dei  progetti stagionali di Msf Italia.
“Tutte queste condizioni di vita estremamente proibitive impoveriscono lo stato di salute di queste persone che, è importante ricordarlo, nella stragrande maggioranza dei casi arrivano in Italia in perfette condizioni fisiche” continua la Tramontano.
I braccianti di Rosarno sono uomini dai venti ai quaranta anni, per lo più provenienti dall’Africa occidentale, abituati a lavori faticosi e con fisici forti. Ma in Italia, secondo l’associazione,  si indeboliscono e si ammalano. Sono spesso preda di infezioni, respiratorie e intestinali, causate dallo scarso accesso all’acqua potabile, mentre le scarse condizioni igieniche sono portatrici di problemi della pelle, la fatica del lavoro poi li rende spesso suscettibili a  lombalgie e mal di schiena.
Presente fino alla partenza dei migranti sia nella piana di Gioia Tauro,  presso l’ Ex Opera Sila,  sia nel centro di Rosarno a Rognetta,  l’equipe di medici ha monitorato anche lo stato di  salute delle persone costrette a lasciare il territorio in questi giorni. “I feriti a causa degli scontri avvenuti  sono stati visitati e le condizioni non sono state giudicate particolarmente preoccupanti” spiega la Tramontano “ma una delegazione di Msf continuerà a rimanere a Rosarno, almeno fino a che non verranno dimessi”.

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