Passpartù 14: dietro le sbarre
A cura di Marzia Coronati • 8 gennaio 2010Si chiamavano Cpt e ora si chiamano Cie, centri di identificazione ed espulsione. Come si evince dal nome, le strutture sono veri e propri centri di smistamento per tutti coloro che giungono in Italia senza permesso e senza porre domanda d’asilo. All’interno dei Cie le persone attendono il rimpatrio o il rilascio con un ordine di allontanamento. Ma chi c’è veramente dentro i Cie italiani? Come vive all’interno queste strutture? E quanto tempo ci trascorre? In questa puntata di Passpartù cercheremo di rispondere a queste domande, faremo anche un excursus di altre privazioni di libertà a cui sono sottoposti gli stranieri che si trovano nel nostro paese. Dal carcere, ai Cie, alle logoranti attese per i permessi di soggiorno che rendono le persone prive di diritti per mesi. In chiusura, come sempre, Ritmi.
Su Youtube è possibile vedere il video di un uomo recluso nel Cie di Gradisca, a Gorizia. Il ragazzo mostra le ferite che riporta dopo un pestaggio da parte delle forze dell’ordine. Gambe e braccia sono fasciate e un occhio gravemente ferito. Il centro è solo uno dei dodici centri di identificazione ed espulsione presenti sul territorio italiano. Gestiti per lo più dalla Croce Rossa Italiana, ma a volte anche dalla Confraternita delle Misericordie d’Italia (come nel caso di Modena) o da associazioni e cooperative apposite, questi centri racchiudono per mesi dentro quattro mura persone colpevoli per non avere commesso nessun reato, spesso con trascorsi difficili alle spalle e futuri inesistenti davanti a loro. Non stupisce allora che questi posti diventino teatro di rappresaglie, scontri, scioperi della fame, tragici episodi di suicidi.
Un’ondata di violente rivolte è scoppiata in diversi Cie italiani dopo la decisione del governo approvata la scorsa estate che ha portato a sei mesi il tempo massimo di detenzione amministrativa, come ci ha raccontato Hamri, un giovane tunisino in Italia da dieci anni, costretto a trascorrere tre mesi nel centro di Gradisca, da cui è uscito solo due mesi fa.
Nell’autunno del 2009, proprio nel periodo in cui Hamri si trovava all’interno del Cie di Gradisca, si sono verificate rivolte in quel centro, come nel Cie di Trapani, come in quelli di Ponte Galeria a Roma, di via Brunelleschi a Torino, di via Corelli a Milano, ed ancora a Brindisi, Bari e Modena, numerosi anche i tentativi di fuga, gli atti di autolesionismo e persino i suicidi, mentre, come confermano i dati diffusi dal Ministero dell’interno, il numero degli immigrati effettivamente espulsi dall’Italia non è aumentato per niente rispetto al periodo precedente nel quale la permanenza nei cie era limitata a due mesi.
Come Hamri, sono in tanti a trovarsi nei Cie nonostante vivano in Italia da moltissimi anni. Come racconta nel suo blog Gabriele Del Grande, l’ideatore dell’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione Fortress Europe, le vittime del giro di vite sulla clandestinità sono soprattutto “italiani”, italiani tra virgolette, perchè non hanno la cittadinanza, ma in Italia vivono da quindici, venti o trenta anni. Gente che ha avuto il permesso di soggiorno con le sanatorie del ‘93 e del ‘95, e che il permesso se l’è visto ritirare per scadenza termini.
Poi c’è chi viene trasferito direttamente dal carcere. A Ponte Galeria ad esempio, il Cie della capitale, oltre un terzo delle persone è un ex detenuto. Gente che, una volta pagato il conto con la giustizia per i reati commessi, deve scontare altri sei mesi all’interno dei Cie. Nelle carceri italiane il 40% dei dentenuti è di origine straniera, e molti di più nelle case circondariali, quasi l’80%. Con l’approvazione del pacchetto sicurezza poi, gli ingressi di persone che hanno commesso il reato di essere presenti nel nostro paese senza i documenti, sono aumentati drasticamente. Tredicimila solo nell’ultimo anno.
Ci sono i Cie e ci sono le carceri, ma ci sono anche delle prigioni a cielo aperto, grandi come il territorio italiano. Si tratta di quel limbo in cui si ritrovano le persone in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Gente assolutamente in regola, la cui libertà è limitata dalle lungaggini della burocrazia italiana. Per legge il rinnovo del permesso di soggiorno dovrebbe avvenire entro venti giorni, ma a volte le attese sono così lunghe che, quando arriva, il fatidico pezzo di carta è già scaduto. Da diverse settimane circa trecento manifestanti sono in sciopero della fame, per gridare la loro rabbia di fronte al trattamento incivile che gli riserva la burocrazia italiana.
Ringraziamo gli ospiti di questa puntata: Hamri, Ornella Favero, Gaoussou Ouattarà
Le canzoni che avete ascoltato nei primi venticinque minuti di trasmissione erano dei Presi per caso
In redazione: Elise Melot
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati



