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Passpartù 11: Addio Sher Khan

A cura di Marzia Coronati • 18 dicembre 2009

In questa puntata di Passpartù, la voce dei migranti che hanno partecipato al forum climatico che si sta chiudendo in questi giorni a Copenhagen e l’ultimo saluto a Sher Khan, il leader del movimento pachistano in Italia morto a Roma il 9 dicembre scorso. Il 17 dicembre, a piazza Vittorio, si sono svolti i funerali. Noi abbiamo raccolto  le testimonianze di amici e compagni unitisi per l’ultimo saluto alla “tigre pachistana”. In chiusura, come sempre Ritmi, l’angolo musicale a cura di Elise Melot.

Il Bangladesh, piccolo stato dell’Asia del sud, è da sempre a rischio di disastri climatici. Cicloni, tempeste, violente mareggiate si abbattono sul paese con una frequenza inquietante. Negli ultimi anni il riscaldamento globale sta peggiorando le condizioni climatiche e aumentando il succedersi di avvenimenti disastrosi. I cambiamenti climatici stanno avendo coseguenze disastrose sull’agricoltura, che costituisce il 50% del sostentamento alimentare della popolazione, rendendo imposssibile la permanenza di questo popolo sulla terra. Secondo Mr. Shamsuddoha, dell’Equity and Justice Working Group del Bangladesh, dal 1995 ad oggi circa 15 milioni di bengalesi sono stati costretti a migrare in India, la maggior parte dei quali illegalmente, e l’aumento del livello del mare oggi sta mettendo a rischio l’essitenza del 18% della popolazione.
Ma il Bangladesh non è l’unico paese a produrre un numero enorme di profughi climatici. Il Vietnam potrebbe nel giro di poco tempo perdere cinquecentomila ettari di terra nella zona del Red River Delta e altri due milioni nel Mekong Delta, costringendo dieci milioni di persone a spostarsi. Il 70% della costa nigeriana, circa 12,7 milioni di ettari, potrebbe essere mangiata dal mare, la capitale del Gambia potrebbe essere interamente sommersa e l’Egitto potrebbe perdere la sua Alessandria.
Nonostante la portata impressionante del fenomeno, secondo la Convenzione di Ginevra, questi profughi non hanno diritto allo status di rifugiati e non godono di normative internazionali su cui appogiarsi. “Abbiamo bisogno urgentemente di un riconoscimento legale” conclude Mr. Shamsuddoha, che riesca ad impedire questi imminenti disastri ambientali e umanitari”.
Il 14 dicembre nella capitale danese centinaia di persone sono scese in piazza proprio per portare all’attenzione il fenomeno dei migranti climatici, e per richiedere, ancora una volta, un mondo senza frontiere.

Noi voltiamo pagina, torniamo in Italia, dove pochi giorni fa è morto uno dei leader del movimento dei migranti. Era noto come Sher Khan, anche se il suo nome vero era Mohammed Muzaffar Alì, viveva da venti anni in Italia, e nell’ultimo periodo della sua vita non aveva più una casa dove abitare. Sher Khan è morto di freddo nella notte tra l’8 e il 9 dicembre a piazza Vittorio, vittima, secondo i suoi amici e compagni, del menefreghismo delle istituzioni italiane.
Il 17 dicembre, su un marciapiede della piazza dove il leader ha perso la vita, centinaia di persone si sono date appuntamento per dare l’ultimo saluto alla salma. Raccolti intorno alla tomba ricoperta di fiori, i partecipanti al rito si sono dovuti stringere nell’unico angolo autirizzato. gli amici avevano richiesto l’autorizzazione per fare un corteo, ma la risposta e’stata negativa. Bacchu, presidente dell’associazione Dhuumactu e amico di Sher Khan, che si è occupato dell’organizzazione dei funerali, era molto rammaricato per questo. “Se Sher Khan fosse stato ancora vivo, il corteo si sarebbe svolto, perchè lui era un grande leader, e da lui ho imparato a fare le manifestazioni”. c’erano anche Luigi NIeri, assessore al bilancio della regione lazio, che con Sher Khan aveva un rapporto di amicizia particolare e Giuanluca Peciola, consigliere della provincia di Roma e compagno di lotte di Sher Khan. E poi i suoi connazionali, come Shabir Khan, presidente dell’associaizone lavoratori pachistani.Con Shabir Khan abbiamo anche parlato, alla fine del funerale. “L’unico modo di cambiare le cose” ha detto Shabir “è di far si che i migranti possano fare politica ad alti livelli, e diventare anche, perchè no, parlamentari”.
Addio Sher Khan.

In redazione: Elise Melot e Marzia Coronati

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