Copenhagen: citta’ degli arresti preventivi

100.000, 400, 180. Questi i numeri della grande manifestazione che ha attraversato le vie di Copenaghen per chiedere giustizia climatica. 100.000 le persone che hanno marciato pacificamente, 400 le persone arrestate, 180 centimetri la statura media di un poliziotto danese.

Iniziato intorno alle 13.00 di fronte al Parlamento, il corteo si è dipanato tranquillamente fino al Bella Centre, la sede ufficiale dei negoziati in corso. Un corteo estremamente colorato e “diverso” che ha vissuto qualche momento di tensione quando -appena partito- il black block ha dato vita al consueto quanto poco fantasioso attacco alla polizia che ha avuto come unico risultato quello di spezzare la manifestazione in due. E’ forse questa la ragione che ha spinto le forze dell’ordine a accerchiare successivamente il gruppo e mettere in atto un vero e proprio arresto di massa, quasi un rastrellamento verso tutti coloro vestiti di nero, che ha coinvolto chiunque si trovasse in quella parte di corteo (tra cui un gruppo di trozkisti svedesi). Una tattica peraltro già vista dalla polizia tedesca durante il summit del G8 di Rostock nel 2007. A fine serata le cifre ufficiali parlano di 913 fermi. Quasi tutte le persone sono state già rimesse in libertà, solo 13 rimangono ancora in stato di fermo.

“Sono mesi che ci esercitiamo”, ha dichiarato candidamente il portavoce della polizia danese Fleming Steen Munch. Anche il Parlamento evidentemente: recentemente, ha varato una nuova legislazione che permette alle forze dell’ordine di fermare le persone per un periodo di tempo più esteso, che puo’ arrivare fino a 40 giorni se ci fosse resistenza all’arresto stesso. Anche le persone non partecipanti alle azioni di protesta, ma che si trovano nella stessa zona, possono essere fermate.

La manifestazione è stata comunque un successo, non solo di numeri a anche per la grande diversità di sigle, organizzazioni, lingue e colori che la hanno attraversata. Aperta dai movimenti indigeni, si sono viti sfilare tutti i grandi movimenti internazionali che a 10 anni da Seattle lasciano intravedere un rilancio globale del movimento. L’augurio è che qualche eco sia arrivata al summit ufficiale e che ne abbia quantomeno mitigato..il clima.

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