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Afgani di Ostiense: ancora nessuna soluzione definitiva

A cura di Marzia Coronati • 16 Novembre 2009

Sono stati trasferiti temporaneamente a Castelnuovo di Porto i circa 140 afgani che vivevano nei pressi della stazione Ostiense, Roma. Ma attivisti e volontari non sono ancora soddisfatti: “Si trovi quanto prima una soluzione definitiva”.

[In foto: veduta aerea del Cara di Castelnuovo di Porto]

Dopo la mobilitazione di movimenti e associazioni, i ragazzi, tutti rifugiati politici o richiedenti asilo che vivano in baracche di fortuna al quaritere Ostiense, sono stati condotti presso il Centro di accoglienza dei richiedenti asilo (Cara) nei pressi del Comune di Castelnuovo di Porto, a poche decine di chilometri dalla capitale. “Le condizioni igienico-sanitarie del centro sono sicuramentemigliori rispetto a quelle in cui vivevano prima” hanno dicharato gli attivisti di YoMigro, che seguono le vicende della comunità afgana da settimane “ma questa non può essere considerata la soluzione definitiva. Molti di questi ragazzi hanno già lo status di rifugiati politici e il Cara non è il posto giusto ad accoglierli”. I 140 afgani ospitati infatti spesso già parlano l’italiano e non necessitano solo dei mezzi minimi di sopravvivenza che il centro gli offre (posto letto, mensa e doccia), ma hanno bisogno di essere dotati degli strumenti necessari per integrarsi, cercarsi un lavoro, permettersi una stanza in affitto. Un percorso praticamente imposssibile da intraprendere alloggiando nel Cara di Castelnuovo di Porto, un’enorme struttura costruita in mezzo al nulla, collegata alla città solamente da una corriera, che spesso i ragazzi non si possono permettere di prendere. Dal Comune di Roma però arrivano le rassicurazioni. La permanenza al Cara durerà solamente trenta giorni, ha detto il sindaco Alemanno, poi avverrà un ulteriore trasferimento. Ma la destinazione per ora è ancora incerta. Yo Migro chiede anche che si apra un centro di transito nei pressi della stazione Ostiense, per evitare che nel giro di poche settimane si ricrei la stessa situazione.

Il Cara, un’enorme cattedrale nel deserto pronta ad ospitare 700 persone, oggi ne accoglie circa la metà. Più di una volta il centro è finito sulle cornache locali e non solo per le proteste portate avanti dai richedenti asilo che lo abitano.

One Response »

  1. [...] l’Agenzia Redattore Sociale) dove, fino a poche settimane fa, vivevano in condizioni precarie oltre un centinaio di profughi afgani. I topi e il freddo facevano loro compagnia di notte, quando cercavano di ripararsi con i cartoni o [...]

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