Passpartu’ 06: Cortine di fumo

Questa puntata di Passpartu’, a pochi giorni dall’anniversario della caduta del muro di Berlino, e’ dedicata ai nuovi muri costruiti negli ultimi decenni nel nostro paese. Non sono barriere di mattoni e cemento, ne’ recenzioni di ferro, ma separano e dividono con la stessa forza. Sono cortine di fumo innalzate per oscurare le realta’ piu’ scomode. Dispositivi giuridici ideati a tavolino per creare cittadini di serie A e cittadini di serie B, persone con diritti e persone senza diritti. Come ci spiegheranno i nostri ospiti nel corso della trasmissione, questi meccanismi creati dal Governo sono necessari a tenere in piedi la nostra economia. Dopo questo excursus tra le cortine italiane, Ritmi ci condurra’ in Messico all’ascolto delle note dei Son de Madera. Buon ascolto!

Lo chiamano “il muro della vergogna”, una barriera di sicurezza costruita Tra Stati Uniti e Messico per impedire alle persone di oltrepassare il confine statunitense, centinaia di chilometri di lamiera metallica che, secondo dati ufficiali, solo dal 1998 al 2004 ha causato la morte di duemila persone, decedute nel tentativo di scavalcare la barriera. Qualcuno ha chiamato muri della vergogna anche quelli costruiti a Rio de Janeiro per separare le favelas dai quartieri dei benestanti.

Ma non serve andare cos? lontano. Anche l’Italia negli ultimi anni ha innalzato un buon numero di barriere. Frontiere immobili che tagliano le nostre metropoli, costringendo in spicchi di terra i cittadini senza diritti. I muri di recenzione che delimitano i campi nomadi autorizzati, le zone in cui cio? i rom d’Italia sono “autorizzati” a vivere; il famigerato muro di via Anelli, eretto per isolare il quartiere multietnico di Padova, una recenzione di piu di 80 metri a cui il comune ha aggiunto colate di cemento? dentro le case occupate abusivamente dai migranti; le pareti dei Centri di identificazione ed espulsione (gi? cpt), carceri destinate ai migranti senza documenti, luoghi di crescenti tensioni dopo l’entrata in vigore del Pacchetto sicurezza. Ed ? proprio questo, il pacchetto sicurezza, il muro pi? duro ideato e costruito negli ultimi anni. IL reato di immigrazione clandestina per esempio, contenuto all’interno del pacchetto, ? una vera e propria cortina di fumo, progettata per nascondere i diritti dei migranti e creare “clandestini”. Avere un certo numero di irregolari sul territorio? fa comodo al nostro paese e alimenta la nostra economia.

Produrre clandestini serve per produrre servi. E “Servi” ? il titolo dell’ultimo lavoro di Marco Rovelli, un viaggio per l’Italia alla ricerca di storie di lavoratori cosiddetti “clandestini”. Dalle campagne del sud alle aree industriali lombarde. Insomma, prima di comprare un prodotto Made in italy in un nostro supermercato forse ? il caso di conoscerne la filiera. Tema affrontato anche nel libro di prossima uscita “Voi li chiamate clandestini”, dei giornalisti Antonello Mangano e Laura Galesi: una fotografia del percorso dei prodotti che consideriamo orgoglio della nostra dieta mediterranea. Entrambi i libri raccontano le storie del Sud Italia dove lavorano a nero centinaia di immigrati irregolari. La presenza di persone senza documenti in un paese come il nostro, dove un quinto dell’economia? si basa sul lavoro nero, sembra essenziale. Chi non ha documenti non ha nessuna capacit? contrattuale, intasca venti euro al giorno e china il capo di fronte a uno sfruttamento senza limite, che ogni anno si attua nel silenzio delle istituzioni. Mentre in Calabria si continua a sprecare denaro pubblico. Centinaia di migliaia di euro stanziati per l’accoglienza dei migranti dal governo e dagli enti locali che continuano a volatilizzarsi nel nulla.

Antonello Mangano studia da tempo la situazione di Rosarno, in Calabria. Qui proprio in questi giorni sta riniziando la raccolta delle arance. Come ogni anno, centinaia di migranti accorrono in cerca di lavoro, ma quest’anno, racconta Mangano, la situazione ? ancora pi? critica. L’ex.carteira abbandonata, dove negli inverni passati i lavoratori trovavano rifugio la notte, ? stata murata lo scorso settembre, e non si sa dove le persone andranno a dormire.

Ma non ci basta costrure muri nel nostro paese. Ora il nostro governo ha deciso anche di esternalizzare le frontiere, cercando di privare di diritti le persone ancor prima di arrivare sul nostro territorio. Cos? gli accordi dello scorso maggio tra l’Italia e la Libia hanno fatto s? che le imbarcazioni di chi tenta di raggiungere il nostro paese via mare fossero respinte verso il paese di provenienza: la Libia appunto. Ma non bastava respingere le barche. Per scoraggiare la loro partenza, si sta impedendo, a chi incontra un’imbarcazione in difficolt?, di andargli in soccorso, attraverso l’istitituzione de l reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Proprio in questi giorni il Tribunale penale di Agrigento pronuncer? la sentenza finale riguardante i sette pescatori tunisini che nel 2007 avevano salvato 44 naufraghi nel Canale di Sicilia, uno dei tanti processi che hanno investito dei pescatori che hanno effeutttato dei salvataggi in mare.

Ospiti della puntata: Marco Rovelli, Antonello Mangano, Fulvio Vassallo Paleologo

In redazione: Elise Melot
Passpart? ? un programma a cura di Marzia Coronati

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