Passpartù 04: Binario 15, Ostiense, Roma
A cura di Marzia Coronati • 30 ottobre 2009Sono piu’ di cento. Sono tutti giovani ragazzi provenienti dall’Afghanistan, rifugiati politici o in attesa di asilo. Vivono tra i binari della stazione Ostiense o in un cantiere a poche decine di metri dalla stazione, in baracche improvvisate con materiali di risulta. La comunita’ afgana che abita nel cuore di Roma, oggi vive una nuova minaccia, l’ennesimo sgombero, mentre le istituzioni assistono in silenzio a questa tragedia, eppure la nostra costituzione: queste persone hanno il diritto di asilo
nel nostro paese. In questa puntata di Passpartu’ parleremo di questa vicenda insieme agli attori coinvolti, mentre in chiusura Ritmi ci donera’ come sempre cinque minuti di musica.
Un anno di viaggio: Afghanistan, Iran, Grecia e poi l’attraversamento dell’Adriatico aggrappato a un tir fino ad Ancona. La strada percorsa da Abdullah e’ la stessa che stavano affrontando le otto persone morte a largo dell’isola di Lesbo lo scorso 27 ottobre, stroncate in un naufragio; la stessa strada che hanno affrontato i suoi connazionali che con lui oggi condividono anche un cartone tra i binari della stazione Ostiense.
In Afghanistan Abdullah non mettera’ mai piu’ piede. Nel 2005 i suoi genitori sono stati uccisi nella loro casa, mentre lui era uscito per accompagnare il fratellino a scuola. Lo stesso giorno Abdullah, che all’epoca aveva ventun’anni, ha fatto i bagagli ed e’ scappato con il fratello di sei anni in Iran. A Teheran ha affidato il bambino ad un amico ed ha continuato il viaggio verso l’Italia da solo, legge i giornali e sa di quanto e’ pericoloso ancora oggi il suo paese. E’solo la paura quello che lo ha
spinto a lasciare il suo paese, ci racconta.
E’difficile fare una vita normale e vivere per strada. Abdullah aveva trovato i soldi per iscriversi alla scuola guida, m alla prima lezione i suoi compagni l’hanno scansato dicendo che puzzava. Tutti i giorni cerca lavoro, distruibuisce il suo curriculum che menziona diverse espierienze, dal saldatore, al magazziniere, all’aiutocuoco, parla moltissime lingue e sta studiando per ottenere la licenza media, ma non riesce a trovare un lavoro.
Abdullah e’ solo uno delle decine di profughi afgani che abita la stazione Ostiense e i suoi dintorni. La maggior parte, circa un centinaio, oggi vive in una tendopoli improvvisata in un gigantesco cantiere a poche decine di metri dalla stazione, si tratta di una vallata di fango e immondizia, dove con materiali di risulta i ragazzi si sono costruiti i loro giacigli. Lo scorso venerdi 23 ottobre i carabinieri hanno fatto irruzione nella tendopoli. Le ruspe non hanno buttato giu niente quel giorno, ma e’ stato dettato un ultimatum: andarsene entro dieci giorni. Otto persone sono state portate in caserma perche senza documenti; il minisindaco del muncipio XI, Andrea Catarci, e’ intervenuto per non fare espellere gli otto, che fortunatamente hanno potuto effettuare la richiesta di status di rifugiati.
L’undicesimo municipio ha avanzato una proposta che va oltre a quella del trasferimento nei centri di accoglienza presistenti, avanzata da qualcuno. Il municipio vorrebbe allestire un polo di accoglienza presso l’Air terminal, la gigantesca struttura alle spalle della stazione oggi abbandonata, ma la decisione spetta al Comune.
Oltre al municipio, a lottare accanto agli afgani ci sono associazioni, volontari e centri sociali. Il gruppo di attivisti Yomigro sta cercando di creare una rete di attori interessati a risolvere il problema, le cui proporzioni sono di livello internazionale. Nelle settimane passate infatti comunita’ afgane sono state sgomberate dall’accampamento di Patrasso, in Grecia, dove attendono i tir sotto cui nascondersi per raggiungere l’Italia, e anche da Calais, la cittadina francese in cui migliaia di
migranti vivono nella speranza di poter raggiungere l’Inghilterra. “Anche questa e’ una forma di respingimento, che si muove con dinamiche diverse rispetto a quella attuate nel Canale di sicilia, ma che raggiunge lo stesso obiettivo: allontanare rifugiati politici dal nostro paese” dicono gli attivisti di Yomigro.
In questi giorni Medu, associazione di medici per i diritti umani, sta presidiando il campo, anche per offrire cure mediche a chi ne ha bisogno. L’intenzione e’ di non andarsene finche’ non si trovera’ una soluzione per gli oltre cento ragazzi che vivono tra il cantiere e la stazione. Un problema che si trascina da oltre quattro anni, ma che adesso dovra’ essere risolto.
Ospiti della puntata: Abdullah, Alessia Sindici, Lorenzo di Yomigro e Andrea Beccari
In redazione: Elise Melot
Passpartu’ e’ un programma a cura di Marzia Coronati



