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L’anomalia italiana: un secolo di controllo del governo sul sistema radiotelevisivo

A cura di Marzia Coronati • 17 settembre 2009

Dall’Eiar alla radiotelevisione democristiana. Dai decreti Berlusconi degli anni ’80 all’abusiva Rete 4. Da Sky al digitale terrestre. La storia del sistema radiotelevisivo italiano raccontata in un libro.

L’Anomalia. Si intitola cos? l’ultimo lavoro del giornalista Manlio Cammarata. Edito dalla Iacobelli editore, il testo ripercorre il monopolio del potere da Mussolini al digitale terrestre. “L’anomalia italiana consiste in un secolo di leggi, decreti e sentenze che hanno determinato una situazione che non ha uguali in nessuno stato democratico: il totale controllo del governo sul sistema radiotelevisivo” ha spiegato Cammarata. Il giornalista parte dal 1923, in quell’anno Guglielmo Marconi si rivolge a Mussolini per ottenere l’autorizzazione a mettere in piedi una rete radiofonica nazionale e in risposta riceve un rifiuto, pi? avanti Marconi entrer? nell’Eiar, il primo grande strumento di propaganda del regime fascista. “Questo ? il vizio genetico del sistema radiotelevisivo italiano” continua Cammarata. Nel 1974 la sentenza della Corte Costituzionale che decide che sar? il Parlamento a controllare l’indirizzo dei contenuti delle trasmissioni radotelevisive, da inizio all’epoca della radiotelevisione democristiana che sar? poi sostituita dall’impero di Berlusconi negli anni 80. “Il momento della saldatura tra televisione e politica si pu? individuare tra l”84 e l”85, con i decreti Berlusconi, ? da quegli anni che ? iniziata la videocrazia”.

Un capitolo del volume ? dedicato allo strano caso della televisione che non c’?: Europa 7. La storia di un operatore televisivo che vince una concessione per fare una rete nazionale, in maniera assolutamente regolare, ma che non pu? trasmettere perch? le frequenze sono occupate da Rete 4, che invece non ha la concessione a trasmettere.
Si affronta anche il tema del digitale terrestre, che secondo il giornalista non rappresenta solo un’evoluzione tecnologica, ma anche uno scenario di decisioni politiche. “Dal punto di vista tecnico il digitale terrestre ? abbastanza inutile, perche con il satellite si fanno le stesse cose a minor costo; mantenendo la televisione terrestre come spina dorsale del sistema radiotelevisivo, si mantiene nelle mani dei governi il controllo di ci? che viene trasmesso, un controllo leggero in una situazione normale, ma pesante nel caso dell’Italia, stigmattizata anche dall’Unione Europea”. E’ stato proprio il Parlamento Europeo infatti che il 22 aprile 2004 ha dichiarato che “il sistema italiano presenta un’anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano e al fatto che il governo italiano controlla, direttamente o indirettamente, tutti i canali televisivi nazionali”.


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  • Enzo

    Vorrei segnalare un errore.
    Europa7 ha diritto a trasmettere a livello nazionale.
    Non è assolutamente vero che però le frequenze di Europa7 sono quelle di Rete4.
    Ciò sarebbe vero soltanto se fosse stato applicato il piano nazionale delle frequenze, mai andato in funzione per ovvie ragioni (a Rete4 faceva comodo come lo faceva a Rai3 che avrebbe dovuto rinunciare agli spot).
    Tant’è che Europa7 ha fatto causa allo Stato e non a Rete4 che trasmette regolarmente.

    E soprattutto non è stata sottolineata l’anomalia (unico caso al mondo?) di quel bando scellerato del 1999 (governo di centro sinistra ndr) che assegnò una concessione a Europa7 senza stabilire da subito quali frequenze darle!