Editoria multietnica. Imprese coraggiose

Sono più di sessanta le testate in lingua straniera edite e distribuite in Italia. Secondo la nostra legge, non possono accedere ai finanziamenti pubblici per l’editoria, e i più campano di pubblicità e donazioni private.  Esperienze coraggiose in continua crescita.

Oggi un migrante che vuole aprire un giornale nella sua lingua madre nel nostro paese deve scontrarsi con molti ostacoli, tra cui una  normativa scoraggiante, che oltre a precludere per le testate straniere i contributi all’editoria, prevede l’obbligo di nazionalità italiana per i direttori responsabili dei giornali; molte testate hanno quindi un direttore responsabile italiano che non ha un ruolo operativo, ma meramente necessario alla pubblicazione del giornale.

Nonostante le difficoltà l’editoria straniera cresce parallalamente all’aumento dei migranti. Secondo un’indagine sui media multiculturali condotta dalla Ong fiorentina Cospe, dal 2002 non solo questo tipo di editoria è aumentata drasticamente, ma oggi costituisce un vero e proprio mercato, perchè piattaforma pubblicitaria per tutte quelle società che lavorano per gli stranieri (money transfer, compagnie di telecomunicazione, etc..); così oggi alcuni gruppi editoriali della stampa main stream, come La stampa o Repubblica, hanno al proprio interno un inserto rivolti agli stranieri.

Sara Fang è la direttrice del Tempo Europa Cina, un bisettimanale dedicato alle comunità cinesi in Europa e in Italia. Fondato nel 1996, ha oggi una tiratura di 9000 copie e viene venduto nei negozi e negli alimentari cinesi, oltre che nelle edicole delle stazioni ferroviarie di tutta Italia. Destinato prevalentemente ai cinesi immigrati, il giornale contiene anche articoli di carattere pratico che offrono suggerimenti per districarsi tra la burocrazia italiana. La rivista sopravvive grazie alle pubblicità e alle donazioni delle associazioni private. “E’ difficile tirare avanti” spiega Sara Fang, capo-redattrice,”abbiamo affrontato molti problemi, a partire dalla stampa in font cinese, che non tutte le tipografie fanno. I giornalisti che collaborano con noi spesso lo fanno gratuitamente. Molti giornali riescono ad accedere ai finanziamenti pubblici, mentre noi non ne abbiamo diritto, in più non riceviamo neanche niente dal governo cinese, perchè la testata è registrata in Italia”.

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