Giornalismo: l’Italia senza più inviati
A cura di AMISnet • 10 Settembre 2009Occupano le prime pagine di tutti i quotidiani delle democrazie occidentali, tranne di quelli italiani. I fatti di politica estera si trovano ormai nelle ultime pagine dei giornali del nostro paese. E da alcuni giornalisti parte il mea culpa: “Non è un problema di conflitto di interessi, ma della nostra categoria, che ha pensato più ai propri privilegi che alla libertà”.
Maso Notarianni, direttore di Peacereporter, dipinge un quadro a tinte fosche dello stato dell’informazione in Ialia. “Nei nostri quotidiani gli esteri sono in fondo e di solito trattano solo di Europa e Stati Uniti”. “Non ? vero che gli esteri non interessano nessuno, come qualcuno dice. Il problema ? come si raccontano le cose; se i giornalisti vanno nei grandi alberghi senza vedere quello che succede intorno, ? difficile che venga fuori una notizia interessante. I grandi inviati italiani non esistono quasi pi?”.
Secondo Notarianni l’informazione italiana non ? penalizzata dal conflitto di interessi, ma dalla scarsit? di etica professionale della categoria dei giornalisti. “Noi non abbiamo difficolt? a trovare notizie, anche se non riceviamo finanziamenti pubblici e non abbiamo grandi risorse. Chi cerca le notizie le trova” continua il direttore.
Basta confrontare le prime pagine dei quotidiani italiani con quelli delle altre democrazie occidentali per rendersi conto della differenza di selezione delle notizie. I quotidiani ormai non fanno pi? distinzione tra fatti interni e internazionali, scegliendo le notizie solo in base alla loro rilevanza mondiale, al contrario della stampa italiana, sempre pi? invischiata nelle cronache interne.
Il corrispondente in Italia del quotidiano Le Monde Salvatore Aloise ? scandalizzato dagli attacchi alla libert? di espressione portati avanti dal nostro Governo. “In Francia il presidente del Consiglio non si sarebbe mai potuto rifiutare di rispondere a delle domande come quelle poste da Repubblica a Berlusconi. Sono cose che non fanno bene all’Italia” dice Salvatore Aloise, corrispondente del quotidiano Le Monde. Non solo, secondo il giornalista anche le ripetute censure (tra cui quella recentissima del trailer Videocracy) e l’attacco al direttore de L’Avvenire sono scandali che i nostri cugini di oltralpe non accetterebbero mai. “In Francia non si sarebbe mai potuti arrivare a tanto. Come ? possibile che in un paese democratico europeo chi possiede i mezzi di comunicazione fa anche politica ad alti livelli?” si chiede Aloise.
“E’ un po tardi adesso per fare una manifestazione. La nostra categoria se ne sarebbe dovuta accorgere venti anni f?” dice Maso Notarianni, “probabilmente c’? qualcuno che ha preferito godere dei privilegi invece di preoccuparsi della propria libert?”.


