Palestina: cresce la repressione a danno dei movimenti non-violenti

Retate notturne ed arresti ad opera dll’esercito israeliano nei paesini di Bil’in e Nil’in, in Cisgiordania. Gli abitanti dei due paesi rinuiti in comitati popolari e con la collaborazione di attivisti israeliani ed internazionali stanno portando avanti una incessante protesta contro “il muro dell’ apartheid” che lo Stato di Israele stà costruendo sul loro territorio. Da oltre quattro anni ogni venerdì si tengono manifestazioni non violente lungo il tracciato del muro, manifestazioni sempre più oggetto di repressione da parte dell’esercito di Tel Aviv. Le forze israeliane utilizzano bombe sonore, getti d’acqua mista a sostanze chimiche maleodoranti, proiettili di gomma (con l’anima in metallo) e dei particolari lacrimogeni che negli ultimi mesi hanno ucciso 2 attivisti palestinesi e ridotto un attivista statunitense ad uno stato di coma che dura da mesi. Nelle ultime settimane sono iniziate le incursioni notturne nel villaggio di Bil’in e gli abitanti riferiscono di arresti arbitrari: pare che l’esercito israeliano abbia una lunga lista di nomi di attivisti dei comitati popolari “ricercati” e che sul loro cammino non esitino ad arrestare anche ragazzi giovanissimi.

Nell’intervista audio a Abdullah Abu Rahme, del comitato popolare di Bil’in, oltre a parlarci della repressione ci racconta anche di un’altra iniziativa del comitato: uno spot in risposta alla pubblicità di una azienda telefonica israeliana che mostrava dei soldati istaeliani mentre giocano a calcio ai piedi del muro, gli attivisti hanno rifatto lo spot tirando il pallone ai veri soldati che presidiano il muro e mostrando la realtà di repressione e tutt’altro che divertente di quel colossale monumento all’intolleranza. Un iniziativa che ha attirato l‘attenzione anche della BBC

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