Passpartù 36: Cambio di rotta

Da est a ovest, da sud a est, da sud a ancora più sud. Le autorità italiane, greche, turche, libiche respingono i migranti alle frontiere. E le rotte dei rifugiati si rimescolano, davanti agli sguardi indifferenti di una società sempre più assueffatta alle violazioni. Ma il respingimento è un’azione illegale, e i paesi che attuano questa procedura oggi rischiano una procedura di infrazione.

In questa puntata di Passpartù cercheremo di fare luce sulle nuove rotte dei migranti. In chiusura, Ritmi ci propone le note del sassofono colombiano dei Cuarteto de Saxofones.

Il 7 maggio l’Italia ha inaugurato la politica dei respingimenti annunciata dal ministro dell’Interno Maroni. Nonostante la denuncia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ribadisce che questa politica è in contrasto con il principio di non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra, quel 7 maggio decine di persone sono state respinte in Libia.  E poi ancora il 19 giugno, quando le autortà italiane hanno riconsegnato al comando libico un gommone intercettato a largo di Lampedusa su cui viaggiavano 72 persone. E poi ancora nell’Adriatico, dove
un’imbarcazione di curdi è stata respinta in Grecia. Le frontiere sono sempre più fortificate, e chi fugge dalla guerra cerca altre vie di fuga.  Che fine hanno fatto i migliaia di migranti che tentavano di raggiungere l’Europa passando dalla Libia? Probabilmente stanno seguendo altre rotte, come ci ha spiegato l’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo, o tornano a sud verso i paesi d’origine o si spostano in altri paesi dell’Africa del Nord come il Marocco e l’Algeria.

Basir Hang, giornalista di Kabul Press di stanza in Italia, monitora da mesi le frontiere greche. Già a febbraio, durante una sua visita a Patrasso, aveva registrato la presenza di duecento persone provenienti dall’Africa nera, somali, etiopi e eritrei che invece di passare per la Libia hanno scelto la rotta verso est. Ma anche in questo caso, l’Europa gli ha chiuso le porte, anche loro sono stati respinti verso la Grecia come molti dei profughi che tentano di attraversare l’Adriatico.
Ogni giorno ci sono respingimenti verso la Grecia, dal porto di Venezia, Ancona o Bari. Tre, quattro, cinque persone. Le autorità italiane rispediscono i rifugiati nel porto di Patrasso e da lì vengono rimandati in Turchia e dopo direttamente in Afghanistan. Mentre prima infatti i profughi afgani venivano respinti solo verso la Grecia, adesso la Grecia è solo la prima tappa del viaggio di ritorno verso l’Afghanistan. Da lì infatti vengono imbarcati fino alla Turchia e poi rimpatriati in aereo fino a Kabul. Ancora è poco chiaro chi paga per questi respingimenti, forse frutto di un accordo trilaterale Italia-Grecia-Turchia.

In Libia, l’Italia ha puntato sull’ esternalizzazione dei controlli di frontiera, finanziando il governo di Gheddafi per rafforzare le operazioni di respingimento e di intercettazione dei flussi migratori. Schierati con il governo italiano, anche gli industriali del nostro paese, interessati a fare affari in Libia sfruttando la manodopera a basso prezzo. Il blocco dell’immigrazione clandestina diventa così una merce di scambio.

Oggi il centro di identificazione e espulsione di Lampedusa, porta d’Europa per migliaia di migranti provenienti dall’Africa, è vuoto. L’isola è infatti stata oggetto di una grande operazione mediatica mirata a dimostrare il successo delle politiche di contrasto all’immigrazione volute dal nostro governo, perciò le operazioni di respingimento si sono concentrate soprattutto lì. Ma questo non vuol dire che i migranti non arrivino ugualmente sulle nostre coste, tentando nuove rotte che hanno come destinazione altri porti della Sicilia, la Calabria, la Puglia, le Marche e il Veneto.

Il brano proposto da Ritmi era Boquita Sala, del Cuarteto de Saxofones, tratto dall’album “Homenaje a Justo Almario”.

Ospiti della puntata: Basir Hang, Hassan Maamri, Fulvio Vassallo Paleologo, Gianfranco Schiavone

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