Bazar : tutti i conti del paradiso

money-launderingSono uno dei nodi principali attraverso cui si è sviluppata la crisi finanziaria eppure a distanza di nove mesi dal crollo di Wall Street ben poco si è fatto per metterli sotto controllo. Oggi nel mondo si contano una settantina di paradisi fiscali, luoghi dove regole estremamente permissive hanno attirato nel tempo somme immense di denaro. Conti correnti di multinazionali, di aziende, di imprenditori, ma anche di capi di stato e primi ministri di svariati paesi in via di sviluppo. Sono almeno due le ragioni che spingono ad aprire un conto in un paradiso fiscale quella di evitare di pagare le tasse sui profitti percepiti e quello di garantire maggiore segretezza ai propri movimenti di capitali. Con la globalizzazione il flusso di denaro in transito per i paradisi fiscali è cresciuto enormemente fino a creare una potente economia parallela, un’economia ombra dietro alla quale è cresciuta la finanza creativa e si continuano a consumare gigantesche frodi e operazioni speculative di ogni genere.

In questa sesta tappa di Bazar partiamo dal paradiso di Jersey in Gran Bretagna per spostarci nel’Italia dello SCEC, moneta complementare all’Euro, e arrivare infine negli Stati Uniti del dopo crisi e del movimento di liberazione delle case Take the Land Back


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