Passpartù 34: Lavorare nel paese dei controsensi

Per ogni immigrato che arriva via mare, il Governo chiede l’ingresso di altri dodici con la programmazione dei decreti flussi che stabiliscono di quanta manodopera straniera l’Italia ha bisogno. la maggior parte dei “clandestini” entra da regolare, con un visto, poi il visto scade, si entra in clandestinità e si lavora in nero. L’Italia dei controsensi necessita di forza lavoro: chiama, ma poi respinge.
In questa puntata di Passpartù, uno sguardo su due realtà italiane agli opposti geografici, la Campania e il Veneto, unite da un filo conduttore: il controsenso. In chiusura come sempre Ritmi, l’angolo musicale curato da Elise Melot.

Il 10 giugno, durante la visita del leader libico Gheddafi a Roma, centinaia di cittadine e cittadini si sono incontrate al centro della capitale per manifestare il proprio dissenso alle politiche del governo della Libia. Durante l’iniziativa, promossa nell’ambito della campagna “Io non respingo”, sono stati resi pubblici dati che dovrebbero fare riflettere: dal 2002 al 2008, sono sbarcate sulle nostre coste 153.756 persone, a fronte di 1.815.000 persone richieste dal Governo. Periodicamente infatti sono emessi decreti flussi attraverso cui gli immigrati sono chiamati dai datori di lavoro per prestare manodopera nel nostro Paese. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, solo il 13% dei senza permesso di soggiorno è arrivato via mare, il restante 87% entra con un regolare visto, che non riesce a rinnovare dopo la scadenza.

Nella nazione dei controsensi, ci si adagia nell’illegalità. La condizione di clandestinità forzata di chi non riesce a rinnovare un permesso di soggiorno è una vera e propria arma di ricatto per datori di lavoro caporali, che sfruttano la mandopera pagando stipendi da fame e non garantendo nessun diritto ai lavoratori. Accade in molte parti d’Italia, e accade anche in Campania, nella Piana del Sele, come ci ha raccontato Anselmo Botte, sindacalista e scrittore. Una situazione difficilmente affrontabile anche attraverso gli strumenti sindacali, spiega Botte. Il ricatto a cui sono sottoposti quotidianamente i lavoratori infatti, legato al rischio di potere essere cacciati dal nostro paese, rende difficile qualsiasi tipo di iniziativa del sindacato. La storia di un gruppo di braccianti marocchini della Piana del Sele è raccontata dal sindacalista in un libro, “Mannaggia la miserìa”, una imprecazione italo-arabeggiante che richiama la realtà multietnica che esiste in quell’area.

Paghe ben al di sotto del minimo salariale, ricatto quotidiano ma anche mancanza di sicurezza sul lavoro. Secondo i dati raccolti dall’Inail, i tassi di  infortuni sul lavoro sono più alti per i lavoratori stranieri che per gli italiani.
Questa controtendenza ha spinto l’Inail ha portare avanti un iniziativa di formazione e informazione per i lavoratori stranieri: il progetto “Lavorare sicuri”; sette sono le regioni interessate al progetto, scelte in base alla percentuale di lavoratori stranieri e alla quantità e gravità degli infortuni. Lombardia, Piemonte, Lazio, Emilia Romagna, Firenze, Campania e Veneto. In quest’ultima regione  la Lega, nota per i suoi attacchi xenofobi, definita da molti impresa politica del razzismo e della paura, sta rafforzando le sue politiche razziste. Oggi si assiste a due regimi diversi, per cittadini italiani e cittadini di origine straniera. Di poco tempo fa la notizia di un bando emanato a Treviso a cui erano ammessi solamente candidati di cittadinanza italiana. Nonostante la propaganda leghista però, la provincia di Treviso, con i suoi cento mila migranti, vanta una rete di solidarietà forte, come ci ha racocntato Sergio Giulian, dell’Associazione in Difesa dei Lavoratori (Adl).
Lo scorso 16 maggio, ci ha raccontato Giulian, era stata indetta una manifestazione con i sindacati confederali al centro di Treviso, l’Adl aveva deciso di aderire insieme a altre associazioni di migranti. Duecento metri prima di entrare nella piazza dove si sarebbe dovuto svolgere il corteo però sono stati bloccati dalla celere, nonostante la stessa Adl aveva richiesto e
ottenuto l’autorizzazione dalla Questura. La polizia ha cominciato a caricare, un ragazzo è finito in ospedale. Centinaia di migranti che stavano partecipando al corteo, nonostante le violenze, hanno continuato la manifestazione, sono riusciti ad arrivare in piazza e lì si sono riuniti in assemblea. Dopo la manifestazione, il questore di Treviso ha indetto una conferenza stampa, affermando la sua volontà di revocare il permesso di soggiorno ai migranti che avevano partecipato al corteo,un tentativo palese di arginare il debole processo di sindacalizzazione e auto-rappresentanza che con fatica sta cercando di prendere vita.

Ospiti della puntata: Anselmo Botte, Alessandra Assogna, Sergio Giulian

in redazione: Elise Melot

Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati

Related posts

Top